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mercoledì 29 mar 2017 aggiornato alle 15:04 del 28 mar 2017

Il commissario alle bonifiche: «Cavoli di Caivano infetti? No, solo troppo maturi»

De Biase

Cavolfiori gialli a Caivano, frutti deformi nelle campagne acerrane e giuglianesi, fiumi di percolato che scorrono dalle discariche impiantate a pochi metri dai campi coltivati. Eppure, per il commissario alle bonifiche Mario De Biase, i prodotti ortofrutticoli della Campania in-Felix sono sanissimi. Questa la sintesi dell’intervista di Gerardo Ausiello del “Mattino”: «Abbiamo effettuato una serie di rilievi nei 2mila ettari che circondano la Resit di Giugliano – dice De Biase – le falde acquifere appaiono contaminate da sostanze cancerogene volatili. Ma i prodotti ortofrutticoli sono assolutamente sani e genuini». E ancora: «Stanno ammazzando l’economia del nostro territorio. Non escludo manovre speculative. Si è parlato tanto dei cavoli di Caivano, hanno detto persino che quel colore giallo era dovuto ai rifiuti tossici. Sapete qual è la verità? Erano solo troppo maturi».

LA RISPOSTA – Parole che non convincono affatto comitati e ambientalisti, forti di anni di studi scientifici promossi dall’Isde – Medici per l’Ambiente e da altre realtà oncologiche nazionali e internazionali, tra cui lo Sbarro Health Institute di Philadelphia del professor Antonio Giordano, che ha rilevato un incremento del 40-45 percento dei tumori, in particolare mammella e colon-retto, negli ultimi dieci anni in Campania. «Le parole del commissario De Biase sono di una gravità inaudita – scrive don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, in una lettera inviata al prefetto di Napoli, Francesco Musolino – quei cavolfiori, che il commissario non ha mai visto, sono stati osservati, raccolti e analizzati prima dai volontari a loro spese, poi dalla Polizia Forestale. I dati allarmanti non sono, quindi, frutto della fantasia di nessuno».

LA SPECULAZIONE – Come possono dei cavolfiori, coltivati nello stesso identico terreno, maturare e marcire prima degli altri intorno? È quanto si chiede don Patriciello nella lettera: «Quei cavoli erano un vero e proprio aborto della natura. Ma il problema non è questo. Ben più grave l’affermazione del commissario: “Non escludo manovre speculative”. Una vera e propria calunnia nei confronti di chi sta rendendo alla sua terra e alla sua gente un servizio fondamentale e assolutamente gratuito. Queste parole, pur senza volerlo, mettono a repentaglio la vita dei volontari».  

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