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venerdì 17 nov 2017 aggiornato alle 14:08 del 16 nov 2017

Da “Terra dei Fuochi” a Campania Felix: «Le bonifiche non diventino un affare per i criminali» [REPORTAGE]

Terra dei fuochi o Campania Felix?

Il corteo di Giugliano, la manifestazione a Casal di Principe, la marcia regionale contro l’inceneritore da Aversa a Giugliano, fino alla mobilitazione del 26 ottobre a Napoli e al “fiume in piena” che sabato 16 novembre inonderà di persone le strade del capoluogo. Il popolo campano vive finalmente un momento di risveglio dopo trent’anni di sversamenti tossici, politica collusa con la criminalità organizzata, interi tir di rifiuti speciali e industriali interrati nelle discariche e nelle campagne un tempo fertili. Si chiedono a gran voce le bonifiche, si pretende che la Campania Felix torni a essere tale. Ma i rischi, come sempre, sono dietro l’angolo. 

A partire proprio da qui: dalle bonifiche. Inutile nascondersi dietro un dito: il pericolo che la criminalità organizzata e la politica arraffona tentino di lucrare anche sulle operazioni di pulizia è molto alto. In Campania, d’altronde, la parola “bonifica” evoca non pochi fantasmi. Due in particolare: Bagnoli e il litorale Domitio-Flegreo/Agro Aversano. Aree inserite nei Sin (Siti di Interesse Nazionale) che, a tutt’oggi, non risultano essere né bonificate, né semplicemente messe in sicurezza. L’ex direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini, è indagato per lo sversamento del percolato delle discariche campane direttamente in mare; allo stesso tempo la Sogesid, società in house del Ministero dell’Ambiente, ha ricevuto, tra il 2008 e il 2011, quasi mezzo miliardo di euro per procedere alla bonifica dei 57 Sin del Belpaese. Di questi solo uno è stato bonificato: l’area industriale dismessa di Bolzano. Per quanto concerne, invece, il litorale Domitio-Flegreo e l’Agro Aversano, il nome che ricorre è quello della Jacorossi, società che si presenta come leader in Europa in materia di riqualificazione ambientale. Nel 2001 la società romana stipulò col Ministero dell’Ambiente, La Regione Campania e il locale Commissariato all’Emergenza Rifiuti, un contratto da 117 milioni di euro per rimuovere 350mila tonnellate di rifiuti tossici dal territorio di 80 comuni della zona. «La Jacorossi ottenne la grande commessa pubblica grazie ad aderenze politiche – spiegò il pentito Gaetano Vassallo ai giudici del processo Spartacus – so di certo che non effettuava alcun lavoro ma si limitava a distribuire i lavori tra più ditte. In sede locale la distribuzione avveniva sulla scorta delle conoscenze e vincolo camorristico». La Jacorossi distribuì prebende senza bonificare nulla. Il rischio che ciò accada di nuovo, con altre società create ad hoc cui vengano affidati i lavori senza gara d’appalto, è molto concreto.

«Bisogna prevedere un piano almeno ventennale prima di procedere al risanamento del territorio – ci dice il geologo Franco Ortolani – un piano che preveda anche lo stanziamento delle risorse: chi le dà, a chi le dà, come fare in modo che, per disinquinare un terreno, non se ne inquinino altri due». In Campania non esistono discariche per rifiuti speciali. Dove andrebbero a finire i fusti tossici una volta tolti da un determinato territorio? Domanda per ora inevasa dalle istituzioni. Allo stesso tempo bisogna prevedere a una seria campagna di analisi dei terreni e di biomonitoraggio dei cittadini, come ci spiegano chiaramente il dottor Luigi Costanzo, del Coordinamento Comitati Fuochi, e il professor Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research, a Philadelphia: «Se io so che il mio paziente è stato avvelenato da cadmio o diossina posso iniziare il trattamento», dice Costanzo. «Ma non vedo una seria volontà di procedere a queste analisi», fa eco il professor Giordano: «Tutto ciò che vedo è una massa di dottori, politici e tecnici che tentano di rifarsi una verginità professionale dopo che per anni il problema è stato totalmente ignorato»

Le mozioni presentate in parlamento vanno in questa direzione: biomonitoraggio, analisi dei terreni, controllo del territorio per arginare il fenomeno dei roghi e controllo popolare del processo di bonifica. Tutti noi, in sintesi, dovremo sapere come e dove verranno spesi quei 900 milioni di euro che stanno per arrivare in Campania La parola passa ora al governo: la fase più delicata inizia ora.

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