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domenica 19 nov 2017 aggiornato alle 12:09 del 18 nov 2017

Je so’ pazzo, tre giorni di festival a Materdei: presente il sindaco De Magistris

All'ex ospedale psichiatrico giudiziario arrivano concerti, mostre, cene e dibattiti. Sul palco anche gli Slivovitz

Materdei si tinge di… arte! Tre giorni pieni di eventi, da venerdì 9 a domenica 11 settembre. Tre giorni all’insegna della cultura con mostre, concerti, spettacoli, cene, dibattiti e workshop all’ex OPG “Je so’ pazzo”. L’obiettivo degli organizzatori è uno, quello di far conoscere una Napoli ricca di potenzialità: la città e il suo patrimonio artistico, il suo cibo, la sua musica. Uno spazio popolare sottratto all’abbandono e luogo di incontro e scambio di idee che per un weekend si trasformerà in palco, cucina e in qualunque cosa possa proporre idee e soluzioni.

je so' pazzo

In tanti hanno aderito all’iniziativa: sindacati, associazioni, centri sociali, comitati, coordinamenti di lavoratori, collettivi politici e studenteschi, radio indipendenti e alcuni ospiti di rilievo, tra cui Alp Altinörs, vicepresidente dell’HDP (partito della sinistra turca), Luigi de Magistris (sindaco di Napoli), Anna Falcone (avvocato), Giuseppe Aragno (storico), con i quali si affronteranno temi di grande attualità: riforma costituzionale, lavoro, immigrazione, mutualismo, cultura e formazione, potere popolare in Europa e nel mondo.

IL PROGRAMMA DI JE SO’ PAZZO

Un festival, a detta degli organizzatori, “adatto a persone di tutte le età, anche con percorsi e storie diversi, accomunate dalla voglia di cambiare questo Paese e costruire, dal basso, qualcosa di serio, di incisivo, che possa da subito ottenere dei risultati tangibili”.

Tra gli artisti che si esibiranno sul palco dell’ex Opg ci saranno anche gli Slivovitz. Il gruppo napoletano jazz rock, formatosi nel 2001, ha girato l’Italia e l’Europa esportando la propria musica e non ha voluto saltare l’appuntamento con questa rassegna: «Abbiamo scelto di partecipare al festival perché crediamo che per i musicisti sia importante suonare per i centri sociali. Fortunatamente a Napoli siamo in un buon momento per questo tipo di spazi che si oppongono a un certo tipo gentrificazione urbana ma anche “mentale” si potrebbe dire, e che rendono la nostra città un punto focale nel panorama italiano per quel che riguarda le modalità organizzative dal basso».

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