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A CURA DI Claudio Finelli

Pride Time

Antonio Amoretti e Antonello Sannino: anche i partigiani votano i diritti LGBT

Venerdì 18 marzo, si è svolto a Napoli, presso la Sala dei Baroni, il Congresso Provinciale dell’ANPI di Napoli, cioè dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani.

Incontro Antonello Sannino, Presidente di Arcigay Napoli e membro della segreteria provinciale dell’ANPI, che , proprio nel corso di questo congresso, è stato riconfermato nella segreteria provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
Sannino subito mi racconta di una novità rivoluzionaria che ha caratterizzato quest’ultimo congresso.

Nel Corso del Congresso – racconta Sannino – sono state approvate le mie proposte relative ad alcuni emendamenti da apportare al Documento politico nazionale, emendamenti a favore del contrasto all’omotransfobia, votati in maniera unanime, e a favore del matrimonio egualitario, votati con una maggioranza molto ampia.

Presto avrà luogo il Congresso Nazionale dell’ANPI, a cui partecipano molti giudici e costituzionalisti e il mio intento – aggiunge Sannino – è quello di aprire un confronto su una corretta interpretazione dell’Art.29 della Costituzione e sul contrasto all’omotransfobia, oltre a costruire percorsi finalizzati sia a recuperare la memoria storica delle violenze fasciste (e post fasciste) ai danni della Comunità omosessuale e transessuale, sia a ricostruire la storia di quegli omosessuali e di quelle transessuali che si resero protagonisti della Resistenza.

Trovo particolarmente interessante ed “avanzata” questa convergenza tra diritti LGBT e militanza antifascista e così decido di sentire su questa vicenda anche Antonio Amoretti, Presidente dell’ANPI Napoli, protagonista e testimone delle celebri quattro giornate di Napoli.

Antonio Amoretti mi conferma che gli emendamenti proposti da Sannino sono stati votati e sostenuti all’unanimità perché, a suo parere, sono giusti e opportuni. Ovviamente, bisogna sperare che siano sposati dal Congresso Nazionale.

Durante le quattro giornate – mi racconta Antonio Amoretti – la comunità omosessuale di Napoli ha partecipato attivamente alla resistenza. D’altronde – ricorda sempre Amoretti – nonostante fosse perseguitata dai nazifascisti, gli omosessuali avevano il proprio punto d’incontro proprio nei pressi di Piazza Carlo III, in un terraneo sito vicino al Cinema Gloria, nella zona di san Giovanniello. In un certo qual senso, gli omosessuali e i femminielli napoletani sfidavano il regime nazifascista anche facendo feste e continuando a vivere liberamente.

Chiedo ad Antonio Amoretti se gli emendamenti proposti da Sannino non siano forse tesi a leggere in maniera ancora più completa il fenomeno delle deportazioni e dello sterminio.
Senza alcun dubbio – mi risponde Amoretti – nei campi di sterminio morirono tantissimi omosessuali. Del resto, gli ebrei non furono gli unici ad essere perseguitati. I nazifascisti perseguitavano perfino le persone a disagio psichico e gli storpi.

I partigiani napoletani sono sempre all’avanguardia nella rivendicazione della libertà – mi confida con orgoglio Amoretti – così come furono i primi a liberarsi da soli dell’oppressione nazifascista, così sono oggi i primi a riconoscere e condividere il valore della lotta alle discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere.