Ci siamo: Napoli, 2 gennaio 2012.
L’anno nuovo si fa strada mentre il vecchio sfugge dalle mani. Già, lo diciamo tutti: «L’anno è volato!» e in men che non si dica siamo già lì a fissare al chiodo soddisfatti il nuovo calendario ancora immacolato. L’anno è volato… eppure è un anno! Quanta vita scorre in 365 giorni? Trecentosessantacinque giorni. Che se li scrivi in lettere già ti sembrano più lunghi, più vissuti.
Quanti caffè abbiamo bevuto in un anno (400 circa più gli optional presi con amici, parenti e colleghi di lavoro!). Quante mani abbiamo stretto per un accordo trovato, vero o fittizio che sia, per stabilire un contatto o mantenere una distanza.
Eppure è solo un anno.
Quante volte abbiamo sperato che il telefono squillasse o abbiamo fatto finta di non sentirlo. Quante volte abbiamo sorriso di gusto o abbiamo pianto.
Eppure è solo un anno.
Quante piccole occasioni ci siamo lasciati sfuggire e quante volte avremmo voluto fermare il tempo per godere a pieno di un attimo di leggerezza.
Eppure è solo un anno.
Quante parole abbiamo scritto per lavoro, per dare conforto a un amico, per condividere un’emozione con una persona speciale o, semplicemente, per non correre in un secondo momento al supermercato! Quante persone abbiamo incrociato, scrutato; con quante abbiamo stabilito un breve contatto per poi non incontrarle più. Forse.
Eppure è solo un anno.
Quanti biglietti obliterati, matite perse, sigarette fumate: quante imprecazioni!
Eppure è solo un anno.
Che poi, se ti fermi a pensarci più a lungo, riaffiora alla mente quella telefonata che ti ha portato al cambiamento, quella brutta notizia che in qualche modo non ti ha fatto essere più lo stesso… e, infine, ci sono quei giorni che hanno fatto volume e di cui proprio non ti ricordi nulla.
Eppure è solo un anno.
Quante bottiglie abbiamo stappato in compagnia o in solitudine (…povero fegato!!) e quante avremmo voluto berne. Occasioni perdute e colte al volo. Quante cose abbiamo detto a noi stessi mentre passeggiavamo per strada o correvamo alla metro e di quante ancora non ci siamo resi conto!
Eppure è solo un anno.
Quanta vita c’è in un anno. Eppure è solo un anno.
A tutte le bottiglie che apriremo: a quelle attese per anni, a quelle comprate frettolosamente al supermercato, a quelle che ci troveremo a bere a casa di un amico (e ci faranno battere il cuore).
A quelle che berremo comunque, nonostante il saporaccio, perché non potremo rifiutarci.
A quelle bottiglie che apriremo dopo tanti anni di paziente attesa e che ci deluderanno e a quelle che, al contrario, inaspettatamente ci emozioneranno.
A quelle bottiglie “dignitose”, perfette per un pranzo estivo e a quelle avvolgenti che ti riscaldano l’animo in una notte d’inverno.
A quelle delle quali ricordi perfettamente l’etichetta e a quelle che ti eri ripromesso di comprare ma che ti son sfuggite dalla memoria…e ti resta solo quella dolce sensazione provata dopo il brindisi. E niente più.
Alle bottiglie che non conosciamo, a quelle che abbiamo provato con sospetto e che, invece, impertinenti come uno scugnizzo che tira un calcio al pallone in piazza, ci hanno fatto ricredere per la loro schiettezza.
Al vino che ciascuno ha provato a fare a casa e che nessun altro troverà buono e genuino quanto il suo vignaiolo improvvisato.
A quei vini che ti ricordano momenti e sensazioni vissute con chi ami.
Un vino può, a suo modo, scandire il tempo, anche a noi “creature di città”.
Ad ogni bottiglia che stapperemo e a tutta la vita che scorrerà tra un sorso e l’altro io dedico il mio brindisi virtuale, con l’augurio di non lasciarlo alla dimenticanza. Avere coscienza di ciò che si beve è uno stile di vita e non occorre essere dei santoni per farlo. La consapevolezza dà un margine alla nostra ignoranza e, a suo modo, ci rende liberi.
Un brindisi a quel vino perfetto che è lì da qualche parte e che ci spinge alla sua continua ricerca. Un brindisi… al vino che verrà!
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Commenti
L'amico di prima ha scritto
il vino cambia con noi
Quanta vita c’è in un anno?