Questo è un appello. Di quelli che presuppongono e necessitano dell'attenzione e dell'indignazione popolare. Ecco, la questione è semplice: c'è il rischio che Cinecittà venga chiusa o dismessa, con le maestranze trasferite in altre strutture, gli studios trasformati in parchi a tema, alberghi e sale fitness. E così, su quei viali calcati dalle suole di Mastroianni e Gassman, Anna Magnani e Sophia Loren, si spingeranno carrelli e si proverà a trovare rimedi contro la cellulite incipiente.
Questo il piano industriale presentato dalla Ieg (Italian Entertainment Group), con Luigi Abete, i fratelli Della Valle, la famiglia Haggiag e Aurelio De Laurentiis come soci di maggioranza (sì, perché Cinecittà è proprietà privata, con il Ministero dei Beni Culturali che detiene solo il 20 percento del pacchetto). Non so voi, ma a me la cosa fa incazzare non poco. I lavoratori hanno occupato parte degli studios, ma nessuno se li fila. Nessuno, nemmeno un attore o un regista qualsiasi (di quelli che, per inciso, hanno fatto la loro fortuna in quelle stesse stanze e grazie a operai che prendono 1.200 euro al mese) ha fatto sentire la propria voce. Niente di niente. Il cinema che se ne frega del cinema.
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