Occhiello Campano
di Enrico Nocera
Cronache di ordinarie precarietà

Docenti precari

M. è un’insegnante di storia e filosofia in un istituto superiore della provincia di Napoli: due lauree e una specializzazione non le sono bastate per essere assunta. Ma come lei tanti perché i precari della scuola, si sa, tra tagli e riforme sono stati tra i più maltrattati. E non è un caso se il livello culturale ed estetico del nostro paese sta scavando il suolo.

Tornando a M., a gennaio viene chiamata per una supplenza come insegnante di sostegno, con un contratto rinnovabile ogni 20 giorni automaticamente: M. andava a scuola e se l’insegnante “titolare” non era ancora tornata, continuava con le sue lezioni. Naturalmente la mattina di ogni 21° giorno M. chiamava la segreteria per sapere se la collega di ruolo sarebbe tornata o meno.

Ora: il buon senso suggerirebbe che una segreteria scolastica, tra l’altro preposta anche alla gestione delle supplenze e delle aspettative, si faccia carico di avvisare l’insegnante supplente che il suo contratto è scaduto. Il buon senso, appunto. Per cui M. giovedì scorso va a scuola, chiama il suo studente, si siedono al solito banco per recuperare un compito in classe, finché arriva l’insegnante di ruolo che, sorridendo, legittimamente la “spodesta”.

M. sapeva che il suo contratto era scaduto, immaginava che la collega poteva ritornare e probabilmente non si aspettava che la segreteria la chiamasse per avvisarla, ma la storia mi ha colpito perché dà il senso preciso della precarietà del lavoro: oggi c’è e domani chissà. E anche del non rispetto verso i lavoratori. Perché, a mio avviso, non comunicare a un’insegnante che il suo contratto è scaduto è una grave mancanza di rispetto. E mi dispiace ancora di più che un episodio del genere sia avvenuto proprio a scuola.