Io Mi Rifiuto
di Luca De Berardinis
La ragion di Stato

Rifiuti

Dobbiamo tornarci ancora. Sul Sistri, o meglio su quello che ne rimane. Ne ho scritto diverse volte, a febbraio, a novembre scorso e ancora ad agosto e a marzo del 2011. Parole mai lusinghiere per i continui rinvii, per i tratti "oscuri" di un servizio e una tecnologia che non si sapeva bene quanto utile o rivoluzionaria. Il sistema integrato per la tracciabilità dei rifiuti, dotato, a quanto ci avevano raccontato, di tecnologie avanzate che avrebbero dovuto scrivere la parola “fine” ad uno dei peggiori scempi del nostro territorio, lo sversamento di rifiuti tossici e pericolosi che tanto affliggono Regioni come la Campania, non è mai entrato in funzione, come raccontato in questi anni dalla stampa.

Eppure c'era qualcosa, un accanimento dei Governi, dei Ministri, in primis la Prestigiacomo, nel voler insistere. Addirittura si facevano decreti per eliminare la vecchia sorpassata giurisdizione che affidava al “cartaceo” e alla documentazione scritta i controlli sulla tipologia dei rifiuti trasportati, tanto a cosa sarebbero serviti? Arrivava il Sistri e per le ecomafie la vita si sarebbe fatta dura. Per tutti quelle aziende disoneste che avevano inquinato il Paese per 30 anni praticamente indisturbate, era arrivato il momento di pagare i conti.

Il Sistri avrebbe assicurato trasparenza e controlli efficaci. Basta con l’Italia dei camion interrati nelle cave di "Gomorra". Ma mentre andavano in onda questi "spot" governativi, del sistema integrato dei rifiuti nessuna traccia. Doveva partire nel 2010. Poi i primi rinvii, nel 2011, poi all'inizio del 2012 o forse a giugno. Ma adesso, grazie all'inchiesta della magistratura partenopea, sappiamo che probabilmente il Sistri non partirà mai.

 

Un contratto “salatissimo” nei confronti della solita Finmeccanica, che gli doveva assicurare un gettito di circa 100 milioni di euro l'anno e pagato dalle aziende italiane obbligate ad iscriversi al Sistri, e ancora chiavette usb e scatole nere pagate dieci volte tanto dallo Stato alla Selex, altra azienda controllata da Finmeccanica, il test di funzionamento del sistema che si risolve in un “disastro” e allora ecco che ci si incomincia a “defilare”.

Poi arriva il governo dei tecnici e il Ministro Clini si trova questa bella gatta da pelare. Non ha ancora "abortito" il Sistri, che intanto ci è costato già 400 milioni di euro, però ha rinviato tutto a novembre nel tentativo di trovare una soluzione, che a questo punto è facile prevedere che non spunterà fuori. 

L'ennesima storia di corruzione, mala politica e sprechi? Certo ma non solo. Questa vicenda è infatti un ottimo esempio di come lo Stato si sia rapportato al problema dell'avvelenamento del territorio e degli affari criminali intorno ai rifiuti tossici: 30 anni di totale, o quasi, indifferenza, poi il cambio di rotta, ma solo per l'interesse personale della solita cricca.

Il risultato? Abbiamo ancora centinaia di siti altamente inquinati e mai bonificati, la lotta alle ecomafie è praticamente affidata alla sola buona volontà delle forze dell'ordine e la salute dei cittadini, che lo ricordiamo: pagano le tasse, affidata alla fortuna (nel senso la fortuna di vivere ad almeno 50 chilometri dal più vicino luogo di sversamento).

Poi si chiedono come mai il cittadino si senta “lontano” dalla politica e dallo Stato, anzi si schieri contro di esso.