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A CURA DI Claudio Finelli

Pride Time

Contro il trumpismo, il movimento lgbt deve cambiare strategia. Una riflessione di Antonello Sannino.

All'indomani della sentenza della Corte di Cassazione che ribadisce l'obbligo alla trascrizione del matrimonio di due donne, contratto all'estero, incontro Antonello Sannino, presidente di Arcigay.

Quale giorno fa la Corte di Cassazione ha rigettato, in quanto improcedibile, il ricorso del Comune di Santo Stefano del Sole, in provincia di Avellino, contro la decisione della Corte di appello di Napoli del 7 luglio 2015, con la quale si ordinava all’amministrazione di quel comune, di trascrivere il matrimonio celebrato in Francia fra due donne: Giuseppina La Delfa e Raphaelle Hoedts.

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Il Comune di Santo Stefano del Sole è stato condannato al pagamento delle spese per un totale, oneri inclusi, di 6mila e 128 euro

Mi sono incontrato con Antonello Sannino, Presidente di Arcigay Napoli, per condividere la gioia per la sentenza che riguarda Giuseppina e Raphaelle che sono due carissime amiche, da sempre impegnate per il riconoscimento dei diritti delle persone lgbt e delle coppie omogenitoriali.

Raccolgo e riporto di seguito, la riflessione di Antonello Sannino che, secondo me, merita molta attenzione.

Sono personalmente contentissimo, per le amiche Giuseppina e Raphaelle, amiche di vita e di militanza – con Giuseppina abbiamo anche condiviso la campagna elettorale a fianco di De Magistris – e sono ancora più felice per i loro meravigliosi figli, Andrea e Lisa Marie.

Però la “strategia” del puntare tutto, o troppo, sulle sentenze è, a mio avviso davvero pericolosa. Può essere una strategia utile di pressione, ma non può assolutamente diventare il cuore della nostra azione culturale e politica.

Basta osservare cosa sta succedendo negli USA con Trump e con le nomine ( a vita) dei nuovi giudici della Corte Suprema, il #LoveWins di Obama, dopo la sentenza della Corte di soli pochi mesi fa, potrebbe essere messo, da subito, a dura prova e, di questo passo, anche diritti che davamo per consolidati (aborto, divorzio…).

Magari, a breve, la Corte Suprema darà ragione alla Kim Davis di turno, l’impiegata del Kentucky arrestata perché si rifiutava di svolgere le pratiche di ufficio per i matrimoni tra persone dello stesso sesso, agendo ” in nome di Dio”.

Siamo in fase di grosso arretramento culturale. Abbiamo bisogno di una radicale sterzata strategica per difendere quanto faticosamente ottenuto in questi anni, e dobbiamo muoverci, prima di essere travolti dal Trumpismo.

Dobbiamo cambiare rapidamente strategia, non possiamo lasciare che siano solo i giudici a decidere sui diritti dell’individuo. Tra derive plebiscitarie (utilizzando in maniera strumentale la volontà popolare)  e potere crescente della magistratura ( non eletti dal popolo) rischiamo di schiacciare la persona e i sui diritti inviolabili, rischiamo di ridurre pericolosamente l’ossigeno alla nostra fragile Democrazia, che respira sempre con maggior fatica. Il vuoto lasciato della politica, e da una classe dirigente inadeguata, poco credibile, e  poco autorevole, non può essere colmato da una parte con un utilizzo scorretto e strumentale del voto popolare controllato, magari usando i referendum come arma plebiscitaria, e dall’altra non si può lasciare ai giudici un potere smisurato sulle nostre vite, fino a decidere sui nostri diritti inviolabili. 

Il movimento lgbt deve partecipare, oggi più che mai, quanto più possibile, alla vita democratica del Paese.

Dobbiamo porci in prima linea, ovunque, dal piccolo paesino alla grande città, in ogni comunità. Dobbiamo costruire reti e dialogare con la gente, ascoltare e parlare con tutti e con tutte, dobbiamo tornare a fare Politica e non aspettare il giudice di turno, un leader, o persino un giudice leader, che possa sentenziare sulle nostre vite, sulla nostra felicità. Dobbiamo essere in prima linea con quelle che sono le nostre armi di pace: il rispetto delle differenze e delle diversità, l’autodeterminazione dell’individuo e del suo corpo, la centralità della “bellezza”. 

Il movimento lgbt deve assumersi il compito di difendere la laicità delle nostre istituzioni democratiche: bisogna tornare a sognare una grande Europa unita, guida culturale per il pianeta, una Europa solidale, che metta al centro delle sue politiche la persona e i suoi diritti inviolabili, non possiamo delegare tutto ciò a una Corte, per quanto suprema o costituzionale, a una sentenza, per quanto positiva o negativa per le nostre istanze. Non possiamo delegare tutto ciò a un voto inconsapevole e plebiscitario.

Il movimento lgbt è nato come movimento di liberazione, non lasciamoci stroncare dalla normalità e dalla norma di una Corte o da un giudice normalizzante.