I Blog di Campaniasuweb

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A CURA DI Enrico Nocera

Occhiello Campano

Fontana di Monteoliveto: lo schifo continua

Bottigliette di plastica e in vetro, buste di patatine, buste della spesa, qualche lattina assieme a oggetti non meglio identificati. La Fontana di Monteoliveto è, per certi versi, il biglietto da visita del centro storico di Napoli. Posta al limite della discesa che dall’omonimo slargo porta a piazza del Gesù Nuovo, è una fontana monumentale del ‘600 che negli ultimi anni si è trasformata in un secchio per l’immondizia.

Alle immagini postate su Facebook dal consigliere della Seconda Municipalità Pino De Stasio non c’è molto da aggiungere. Così come non c’è molto da aggiungere a tutti i dibatti che da anni si susseguono e si inseguono, tra flash mob, denunce pubbliche, richieste di dimissioni rivolte a Comune e Sovrintendenza. La Fontana di Monteoliveto è come il celeberrimo cavalluccio rosso di Riccardo Pazzaglia in “Così parlò Bellavista”: uguale a se stessa. A ciclo continuo.

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C’è chi propone di mettere un’inferriata a protezione, come già accade per la statua di Dante nell’omonima piazza (e in effetti lì ha funzionato: il basamento della statua è tornato a essere del suo colore naturale) o l’obelisco in piazza San Domenico. Una soluzione di sicura efficacia. Certo, un vago senso di desolazione rimane. Possibile che il rapporto fra città e cittadini, bellezze storiche e abitanti, debba essere improntato all’esclusione? Alla logica del “non toccare”? Possibile che non si riesca a vivere i centri storici senza trasformarli in letamai?