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A CURA DI Claudio Finelli

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Il discorso di Roberto Saviano al Congresso Nazionale di Arcigay a Napoli

Oggi, venerdì 13 novembre, alle ore 15, presso la Sala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli, si è inaugurato il XV Congresso Nazionale di Arcigay, la più antica e la più radicata associazione per i diritti LGBT che esista in Italia.

Un evento storico perché per la prima volta il Congresso Nazionale si riunisce nel sud Italia, a Napoli appunto, dopo più di trent’anni di vita dell’associazione.
Eppure Arcigay nacque proprio nel mezzogiorno. Per la precisione in Sicilia, da un gruppo di omosessuali che, scossi dal duplice tragico omicidio di Giarre, decisero di dare vita al primo nucleo dell’Associazione.

Oggi Arcigay è una realtà grande e articolata in tantissimi comitati provinciali. Comitati che si reggono sul lavoro dei volontari, sulle buone relazioni strette con le istituzioni e sul supporto costante di artisti, intellettuali e personalità che prendono pubblicamente posizione. A favore dei nostri diritti. Della nostra felicità.
Ecco perché sono particolarmente emozionato, emozionato per l’onore di aver letto al congresso nazionale il discorso che il grande Roberto Saviano mi ha inviato per manifestare, ancora una volta, la sua sensibilità verso la questione LGBT.
E allora condivido con voi la mia emozione e vi riporto il discorso di Roberto Saviano.

Eccolo!

Ciao a tutti.
Sono lontano ma è come se fossi qui. Lusingato e felice di partecipare a questo incontro. Sinceramente felice di essere stato invitato a partecipare perché negli anni ho provato più volte a farmi portavoce di battaglie che la comunità gay e lesbo combatte da troppo tempo sulla propria pelle; ma fortunatamente sempre meno sola. Sono felice perché pretendere diritti per gli altri significa voler vivere in una società non solo più giusta, ma anche più consapevole.
Qualche giorno fa l’Italia ha celebrato i 40 anni dalla morte di Pasolini. Ho avuto un moto di rabbia, pensando alle vessazioni e al dolore che ha affrontato nella sua vita solo per essere omosessuale. Le fotografie del suo corpo martoriato dovrebbero spaventare chi ancora nel 2015 crede ci siano ben altre priorità rispetto a quella di garantire alle coppie gay gli stessi diritti delle coppie etero. Che ci siano ben altre priorità che riconoscere il loro diritto a formare una famiglia – intesa anche in senso classico e tradizionale -, a poter adottare figli. A poter avere accesso alla fecondazione eterologa. In breve: a poter scegliere ed essere felici. Lo Stato non può prendersi cura della tua felicità privatissima, di come decidi di vivere la vita nei suoi moti intimi. Viceversa, lo Stato deve creare le condizioni perché ognuno di noi possa essere un cittadino felice. Mentre la politica si occupa di scuola, di sanità, di lavoro, si deve impegnare anche a garantire ai cittadini i diritti fondamentali di cui non si può più fare a meno.
Perchè siamo già in terribile ritardo.

Roberto Saviano