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A CURA DI Claudio Finelli

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Ivan Cotroneo al Congresso di Arcigay: narrare storie LGBT non significa fare propaganda

“Gli scrittori, i registi e gli autori che raccontano storie LGBT non fanno propaganda”. Ivan Cotroneo, ospite della giornata di inaugurazione del XV Congresso Nazionale di Arcigay che si sta svolgendo a Napoli, non ha dubbi a proposito. Anzi, il celebre regista e scrittore gay, rimarca la differenza tra la propaganda, che ha un’accezione chiaramente negativa, e la necessaria rappresentazione della realtà.

Gli autori che si impegnano nella narrazione di storie che hanno come protagonisti omosessuali, lesbiche, transessuali e bisessuali, fanno un’importantissima opera di narrazione e rappresentazione della realtà e riescono a proiettare queste storie nella quotidianità dei cittadini.

Anzi, secondo il regista napoletano, il percorso creativo degli artisti LGBT dovrebbe essere seguito e “suggerito” proprio dalla continua collaborazione tra chi per lavoro racconta storie e chi quotidianamente – anche grazie alla vita nelle associazioni – ha il polso della vita reale delle persone.

È davvero importante che in prima serata arrivino fiction con personaggi omogenitoriali, che si scrivano film di successo che raccontino la vita e l’amore di una coppia di donne o che si dirigano film che parlino di bullismo omofobico e senso d’esclusione. Ivan Cotroneo sa bene che usare l’arte e i media per raccontare storie LGBT significa amplificare la circolazione di modelli verificabili, positivi e “comprensibili” di vita LGBT. Sottrarre la comunità LGBT da un coatto oblio mediatico a cui spesso è stata condannata.

Solo ed esclusivamente attraverso la narrazione di storie che, altrimenti, resterebbero nell’ombra, perché non conformi a modelli esistenziali ed affettivi maggioritari, si può affermare la centralità delle nostre istanze e dei nostri bisogni. E la testimonianza di Ivan Cotroneo ha focalizzato perfettamente quest’obiettivo.