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mercoledì 28 giu 2017 aggiornato alle 18:40 del 27 giu 2017

Il 6 maggio a Palazzo Zevallos arrivano “I Musici” di Caravaggio

Il capolavoro del maestro lombardo proviene dal Metropolitan di New York, a cui è stato prestato “Il martirio di Sant’Orsola” del museo napoletano

Manca poco all’arrivo del grande ospite che riempirà il vuoto creato da un suo esimio “collega”. Il Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli ed il Metropolitan di New York si sono scambiati due capolavori di Caravaggio che conservano nelle loro sale. Se “Il martirio di Sant’Orsola” sta facendo bella foggia di sé nel museo della Grande Mela per la mostra “Caravaggio’s last two paintings”, dal 6 maggio al 16 luglio “I musici” potrà essere ammirato all’interno dello storico edificio di via Toledo.

I-Musici-Caravaggio

Quello de “I musici” rappresenta il terzo appuntamento della rassegna L’Ospite illustre, il programma di scambi con importanti musei italiani e stranieri che ha visto in precedenza l’esposizione del celebre “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina (prestato da Palazzo Madama a Torino) e l’“Arlecchino allo specchio” di Pablo Picasso (proveniente dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid).

“I musici” è un olio su tela di 87,9×115,9 cm realizzato da Caravaggio nel 1595, quando prestava servizio a Roma presso il cardinale Francesco Maria Del Monte, suo mecenate. Ed infatti è plausibile che la scena del quadro ritragga il momento di una delle tante feste in casa dell’alto prelato. I protagonisti dell’opera sono quattro giovinetti: sulla sinistra appare un Cupido alato, con le frecce nella faretra e un dionisiaco grappolo d’uva in mano ; il liutista al centro dallo sguardo trasograto sta accordando lo strumento ; il giovanetto in secondo piano, pronto a suonare il cornetto è ritenuto un autoritratto di Caravaggio ; sulla destra un altro giovane sta leggendo lo spartito prima di esibirsi col violino. Nel corso dei secoli il quadro è stato posseduto da personaggi come il cardinale Richelieu e la duchessa di Aguillon, fino alla sua riscoperta grazie allo storico dell’arte britannico Denis Mahon che nel 1952 lo attribuì a Caravaggio.

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