Campaniasuweb - LA TUA REGIONE A PORTATA DI CLICK

domenica 27 mag 2018 aggiornato alle 20:55 del 16 mag 2018

Terredora incontra la Taberna del Principe: una degustazione poetica nella Bassa Irpinia

Siamo a pochi metri dall’uscita autostradale di Baiano, nel Comune di Sirignano. Qui due giovani fratelli, Giovanni e Sabato Arvonio, conducono un locale innovativo e dal forte legame col territorio. In degustazione i grandi vini dell’azienda Terredora

La provincia di Napoli è alle spalle. Qui è già bassa Irpinia: luogo di nocciole. La porta verso Montevergine, Avellino, le terre del Fiano, del Greco e del Taurasi. L’uscita autostradale è quella di Baiano. Pochi metri sulla sinistra, nel Comune di Sirignano, troviamo la Taberna del Principe, con i due fratelli Giovanni e Sabato Arvonio: il primo, lo chef, dietro i fornelli; il secondo ad amministrare e coordinare la bella sala – diretta da Elia Casale – fresca di rinnovamento. Arredi essenziali ma contemporanei, un senso rapido di familiarità e accoglienza, senza alcuna forzatura. La serata promette già bene.

Saranno i vini Terredora, con gli appetizer preparati dal giovane chef Arvonio, a farla da protagonisti. “Terredora incontra la Taberna”: un viaggio sensoriale alla scoperta del mosaico Irpinia. Il titolo della serata mantiene le promesse. L’Irpinia, soprattutto dal punto di vista vitivinicolo, è davvero un mosaico. Un terroir complesso, sfaccettato, mai banale. Capace di regalare vitigni di complessità strutturale e aromatica del tutto peculiari. Un bagaglio immenso di cui Terredora è fra i maggiori interpreti. In sala troviamo anche Paolo Mastroberardino, enologo dell’azienda, che ci guida nella degustazione assieme al giornalista Annibale Discepolo.

Pronti, via: seduti al tavolo. La degustazione si apre con un Fiano Di Avellino 2014: paglierino intenso, complessa varietà di fiori gialli, pera e albicocca al naso, un finale di frutta secca, mandorle e nocciola. Un vitigno robusto, il Fiano, che troviamo associato alla minestra maritata di chef Arvonio – con la cotenna del maiale a coronare il piatto – assaggio avvolgente e sostanzioso che affronta serenamente la piena consistenza del vino.

20171130_230031

Si prosegue con un Cru d’eccezione. Ancora Fiano, questa volta il CampoRe 2012, prodotto nei vigneti dell’azienda a Lapio. Affinamento in legno e, successivamente, per almeno sei mesi in bottiglia, che regala ancora maggior sostanza a questo Fiano davvero peculiare. Idrocarburo, miele, agrume, frutta matura, leggera vaniglia al naso. Una persistenza notevole che risponde pienamente alla fase gustativa: morbido e sapido, con il solito finale di mandorla e frutta secca che accarezza le papille. Un racconto del territorio irpino che si fa vino, abbinato a una polpetta di gambero e a una salsa sempre di gambero, estratta a freddo dalla sua testa. Superlativo.

Si passa ai rossi: all’Aglianico e al fratello maggiore Taurasi. Una metafora che non è solo licenza giornalistica: Il Principio Aglianico 2010 è davvero un Taurasi “ringiovanito”. All’epoca di fondazione dell’azienda, nel 1994, Terredora non poteva ancora far uscire sul mercato il suo Taurasi, per la questione legata al disciplinare (per dirsi Taurasi, un Aglianico deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno tre anni, di cui almeno uno in legno). Si pensò, così, di produrre questo Aglianico in purezza, invecchiato 8 mesi in fusti di rovere e successivo affinamento in bottiglia, dal colore rosso rubino intenso e dai sentori speziati, di frutti rossi e tostati, sorprendentemente fresco al palato e dalla trama tannica rifinita. Un Aglianico che, già dal suo “principio”, è diventato un grande classico dell’azienda Terredora. In abbinamento, il “cannolo” di chef Arvonio: pasta cotta al vapore ripiena di carne di scottona, sormontata da formaggio fuso e tartufo nero. Un abbinamento che si traduce ben presto in poesia.

muro

Arriva il gran finale: il Taurasi Pago dei Fusi 2007. Come spiega Paolo Mastroberardino, per degustare appieno questo vino bisogna essere disposti a “vivere un’esperienza che va al di là del normale, delle cose consuete”. Un Cru persistente, robusto, dai marcati sentori speziati e di cioccolato, prugna, tabacco, confettura di frutta rossa, di grande struttura e corpo, adatto a lunghi invecchiamenti. Un vino dal taglio internazionale, che può tranquillamente concorrere con i maggiori competitor italiani ed europei. E qui arriva anche, letteralmente, il piatto forte della serata: stracotto di spalla di maiale con castagne, nocciole e torzelle. Prodotti del territorio cucinati con maestria e sapienza da uno chef che sa cosa vuol dire legame, cultura, identità. Un piatto che racconta l’Irpinia come e meglio di un trattato storico.

Si conclude in bellezza col Passito di Aglianico: un vino che risponde alla precisa intenzione di Paolo Mastroberardino di creare un vero e proprio Sherry di Aglianico, dal marcato sentore di ciliegia. Dimentichiamo il classico Passito dolce: qui siamo in presenza di un vino, leggermente più alcolico della norma, che conclude perfettamente il percorso di degustazione, col la sua spiccata preminenza di confettura rossa, spezie, tabacco, caramello, vaniglia. Perfetto compagno di viaggio dei dolci che mettono il sigillo al pasto, su cui svetta una cheese cake con formaggio caprino e riduzione di ciliegia che è capace di scolpire il suo ricordo nella memoria per giorni.

Leggi anche