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lunedì 11 giu 2018 aggiornato alle 20:55 del 16 mag 2018

Torna in vita la vigna di San Silvestro: ecco il vino prodotto nella Reggia di Caserta

Il Pallagrello, vitigno molto amato dai Borbone – in particolare da re Ferdinando – tornerà a ornare e deliziare i giardini del palazzo vanvitelliano. Avviata la procedura per il ripristino dei vigneti

Pallagrello, vino dei re. La cronaca storiografica ci consegna l’immagine di un vitigno, quello casertano, molto amato dai sovrani borbonici, tanto da prevederne l’innesto di una vigna all’interno dei giardini del Palazzo Reale di Caserta. Dopo secoli di oblio, la vigna di San Silvestro – così denominata – tornerà a nuova vita. È stata infatti avviata la procedura per il ripristino, la coltivazione e la gestione dei vigneti dei giardini reali, per l’estensione di un ettaro.

Chi si aggiudicherà la gara avrà in concessione la vigna per 15 anni, con la possibilità di sfruttare commercialmente il marchio “Vigna San Silvestro – Reggia di Caserta” dietro pagamento di un canone da 5500 Euro annui, con royalty a partire da una base minima del 7 percento. “Secondo la tradizione si produrranno il Pallagrello bianco e rosso – commenta il direttore della Reggia, Mauro Felicori – che potranno fregiarsi del marchio della Reggia. Dopo le Cavallerizze concesse al consorzio della mozzarella – ha aggiunto –  un altro asset che ricomincia a generare valore e a dare al nostro territorio una immagine di rinascita e voglia di fare. Presto sarà la volta del convento dei Passionisti”.

Dimenticato per anni dopo l’invasione della fillossera – un parassita che intacca le vigne – il Pallagrello è un vitigno che sembrava destinato all’estinzione. Negli ultimi quindici anni, alcune aziende vitivinicole del territorio casertano hanno dato nuovo impulso alla coltivazione di questo vitigno autoctono campano dalla forma arrotondata (da cui il nome Pallagrello o Pallarello), cominciando a produrre di nuovo vini in purezza. Il Pallagrello, infatti, è stato per anni considerato un vitigno da taglio, da assemblare con la varietà Aglianico (per il rosso) e Coda di Volpe (per il bianco), per ingentilire le asperità di uve più robuste. Ora il Pallagrello sta pian piano ritornando al suo ruolo di “vitigno regale” grazie a un’opera di recupero sia agricola che di identità storica.

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