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lunedì 24 apr 2017 aggiornato alle 9:50 del 24 apr 2017

Davide Dapporto: «In Italia è difficile uscire con un’opera prima che non sia una commedia»

Davide Dapporto

«È così difficile produrre che Ciro De Caro, regista di “Spaghetti Story”, si è dovuto vendere la macchina… E meno male che poi il film è stato un successone!». Davide Dapporto, miglior regista per il cortometraggio “41° parallelo” (prodotto dalla napoletana Cinema Fiction) allo scorso Social World Film Festival di Vico Equense, ci racconta il tortuoso ingresso nel mondo del cinema da parte di un giovane: «Non si possono fare film con 15.000 euro. La gente deve essere pagata e poter vivere con questo mestiere. Si sta perdendo anche un po’ di cultura cinematografica».

“41° parallelo” si ispira al romanzo “Più o meno alle tre”, di Andrej Longo, che racconta l’11 settembre a Napoli. La pellicola è stata votata da una giuria composta da ragazzi tra i 15 e i 22 anni. Cosa ha spinto dei ragazzi, che non hanno vissuto le emozioni dell’attacco alle Torri Gemelle, a scegliere il tuo corto? 

Vuol dire che siamo riusciti nell’intento: mi auguro che l’11 settembre si studi sui libri di storia a scuola. Credo che siamo stati capaci di trasmettere ai giovani il senso e le giuste emozioni proprio perché ci siamo concentrati più sulle storie che sulla cornice. E poi i giurati sono tutti ragazzi che studiano cinema, quindi hanno badato anche all’aspetto tecnico. 

Hai in programma di girare lungometraggi o hai scelto la strada dei cortometraggi come sua forma d’espressione artistica?

Inizialmente, l’intento con “41° parallelo” era quello di girare un film. Ma non siamo riusciti a portare a termine l’idea perché per le opere prime è difficile ottenere finanziamenti. Così avevamo preparato un teaser di 27 minuti, ma a furia di tagli, necessari per poter accedere ai festival, siamo arrivati a 20 minuti. In Italia si produce poco. È stata mal gestita la distribuzione dei fondi e, come è ovvio, siamo arrivati all’implosione. E poi c’è il fenomeno delle web series: c’è libertà a non si produce lavoro. Io ho cambiato completamente e ho iniziato a scrivere una commedia.

Perché? 

Perché è l’unica cosa che viene considerata. Basti pensare che la serie tv “Gomorra” è stata rifiutata dalla Rai e alla fine è stata trasmessa su Sky dove vengono fuori le qualità e le maestranze che valgono. Un maestro della commedia come Paolo Virzì è riuscito a fare il giro del mondo e ha vinto i David. “Smetto quando voglio” è stato un successo e ora faranno il sequel… Insomma, la commedia tira. Poi è chiaro, se sei Sorrentino ti puoi permettere anche altro…

Perché hai scelto di stare “dietro le quinte”? 

Sono stato shockato quando da piccolo andai a fare un provino per il film “Mignon è partita”. Mi resi conto che dinanzi alla macchina non ero a mio agio. Paradossalmente, io non fui preso e mio padre con quel film conseguì il David di Donatello come miglior attore non protagonista. 

Nonno Carlo desiderava che papà Massimo continuasse gli studi universitari in Scienze Politiche e che diventasse giornalista. Qual è stata la reazione di tuo padre, quando gli hai comunicato che volevi fare il regista? 

Io mi sono laureato in Lettere e ho potuto scegliere di svolgere l’attività cinematografica come secondo lavoro. Non ho la necessità di fare film, sono indipendente e questo mi aiuta. E poi mio padre è un uomo intelligente; avendo fatto una scelta simile ha compreso subito! 

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