«Oggi c’è un uso linguistico che nasconde la realtà» – Intervista a Nir Baram

Lo scrittore israeliano a Napoli per presentare “Brave Persone”, il suo quarto libro che, nella veste di romanzo storico, indaga il tema della complessità del male: «Nessun romanzo storico è interessante se non dice qualcosa anche sul nostro tempo»

Nir Baram

Thomas Heiselberg è un ambizioso pubblicitario della Berlino del 1938, Aleksandra Andreevna Weisberg è una giovane donna di Leningrado appartenente ad una famiglia ebraica dell’intellighenzia russa. In parallelo i due protagonisti assistono all’ascesa del nazismo e dello stalinismo ed entrambi faranno delle scelte per cui si troveranno ad essere ingranaggi del nuovo regime. Thomas e Aleksandra sono personaggi comuni, “brave” persone dotate di talento, che si ritrovano in qualche modo al servizio di un potere che ha messo in dubbio la loro sfera affettiva e lavorativa. Ebbene, il romanzo non affronta il solito tema della “banalità del male”, quella crudeltà insita in questi regimi totalitaristi, il più delle volte raccontata dal solo punto di vista delle vittime. C’è piuttosto in “Brave Persone” la complessità del male, visto per la prima volta dalla prospettiva dei complici, capace di rendere carnefice qualsiasi uomo, e di far riflettere riguardo la responsabilità di ciascun individuo di fronte ad un regime. Nella settimana del “Giorno della Memoria”, Nir Baram è a Napoli per raccontarci il suo romanzo, spiegando che non sempre c’è una scelta da parte dell’individuo. Nella sua storia però Thomas e Aleksandra possono scegliere; scelte quotidiane, piccole decisioni, che però cambieranno il loro destino e metteranno in luce quanto ogni uomo riesca a possedere tipi diversi di etica.

Quanto il tema della responsabilità individuale di fronte ad un regime può essere sviluppato anche oggi?

Nel mondo capitalista servono un sistema in cui non credono. Nessun romanzo storico è interessante se non dice qualcosa anche sul nostro tempo. In qualsiasi società di oggi c’è un uso linguistico che tenta di nascondere quello che avviene nella realtà.

Thomas a Berlino e Aleksandra a Leningrado sono le tue “brave persone”. Perché questo titolo?

Sono persone comuni che potevano far fruttare il proprio talento. Questi regimi hanno però permesso alla gente della strada, povera, di arrivare ai vertici della società, per questo molti di loro hanno finito per crederci. La cosa più difficile è stata normalizzare questi personaggi in un’epoca come quella, in cui siamo abituati ad immaginare tanti Hitler.

Nel suo romanzo l’Olocausto è sullo sfondo. Come è riuscito a non farsi attrarre dal descrivere maggiormente la Shoah che riguarda da vicino il suo popolo?

Non è un romanzo sulla Shoah, non si occupa di genocidio. Gli ebrei di quella generazione hanno raccontato il cambiamento improvviso dei tedeschi verso di loro, e molte teorie sociologiche hanno tentato di spiegarne il motivo. Io ho cercato di spiegarlo in modo nuovo, questo mi interessava della seconda guerra mondiale.

Nella costruzione dei suoi protagonisti, quanto è stato ispirato da personaggi come Albert Speer, l’architetto di Hitler?

Speer è il modello sociologico di Thomas. La storia insegna che Speer è il più grande criminale, non per le sue azioni ma perché rappresenta quello che è successo a milioni di tedeschi. Divenne ministro degli armamenti nel ‘42, consiglio di leggerne la biografia.

In che modo si è documentato su tutto ciò che ha scritto?

Oltre a leggere tanto sulla seconda guerra mondiale sono stato in tutti i posti del libro. Ho passato un mese in Bielorussia, ed è stata la parte più difficile. La struttura del romanzo poi, risente molto dei classici della letteratura russa. Sono cresciuto con il romanzo russo dell’800, che però si occupa della famiglia. Ne ho preso la forma mutandone il contenuto.

25 Gennaio 2012
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