“L’inceneritore a Napoli? Sarebbe un genocidio”

Il professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo del Monaldi, rivela su Facebook i retroscena della crisi: “In Campania non esistono impianti adatti allo smaltimento di scarti industriali. Nonostante ciò, si continua a sversare illegalmente”, sia da parte della nostra regione che dal Nord Italia: “Il Veneto ci usa per smaltire i rifiuti tossici”
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L’immondizia che sommerge Napoli è solo la punta dell’iceberg. I rifiuti che bruciano, spargono diossina e appestano i polmoni, rappresentano la parte visibile di un disastro che potrebbe portare conseguenze ancora peggiori: lo smaltimento illegale di rifiuti industriali, come si trattasse di semplice spazzatura domestica. A denunciare la situazione è Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell’ospedale Monaldi. Il professore affida le sue riflessioni a Facebook, dove definisce il progetto del nuovo inceneritore di Napoli Est come “un’autentica ed esplicita volontà di genocidio” ai danni della popolazione partenopea.

CAMPANIA E VENETO:  RIFIUTI TOSSICI A CONFRONTO – Tutto inizia da un paragone: quello tra Veneto e Campania. Il parallelo che il professor Marfella realizza con la regione presieduta dal leghista Luca Zaia parte da questa considerazione: “Ci hanno rifiutato solidarietà, in quanto attestano di smaltire in proprio, e all’interno del loro territorio, tutti i rifiuti che producono”. Affermazione che l’oncologo contesta, partendo dalla distinzione tra rifiuti urbani e industriali: “In Campania è totalmente assente qualunque tipo di discarica, ufficialmente censita e a norma, per le oltre 4 milioni di tonnellate di rifiuti industriali che vengono prodotte ogni anno”. Nonostante ciò, scrive Marfella, “questa tipologia di rifiuti continua a essere importata da fuori regione. La Regione Veneto ha esplicitamente dichiarato che i rifiuti tossici vengono smaltiti fuori dal proprio territorio. Dove? Ma a Castelvolturno, naturalmente. Così come dimostrano le indagini del magistrato Ceglie della Procura di Santa Maria Capua Vetere. la Regione Veneto – continua Marfella – non dice la verità sullo smaltimento interregionale di tutti i rifiuti prodotti”.

DOVE VENGONO SMALTITI I RIFIUTI INDUSTRIALI? – Marfella elenca i territori campani che, negli anni, hanno subito lo sversamento illegale dei rifiuti tossici. I quali, è bene precisarlo, provengono non solo dal Nord, ma anche dalle industrie presenti in zona: “Il fiume Sarno è, da 50 anni, il più inquinato d’Europa a causa delle industrie conciarie di Solofra, ad Avellino. L’inquinamento della foce del Volturno è causato dai rifiuti tossici provenienti dall’affluente Calore. Dalla discarica di Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento), vengono infatti immessi nel fiume Calore, ogni mese, non meno di 11mila litri di percolato di tipo industriale. Per oltre 40 anni – conclude Marfella – la discarica Pisani di Pianura ha ricevuto i rifiuti urbani e industriali di tutta Italia”. Una lista che non esaurisce lo sguardo dell’oncologo sulla nostra disastrata regione. Rimane da affrontare anche la questione degli inceneritori…

ACERRA: UN INCENERITORE CHE NE VALE TRE – Il parallelo è realizzato sulla base dei numeri: “L’inceneritore di Acerra equivale, come portata, al triplo dei tre impianti presenti in Veneto, ovviamente distribuiti all’interno di tutta la regione”. In un suo precedente post su Facebook, infatti, Marfella ha indicato la quantità di rifiuti che vengono bruciati ad Acerra: circa 600mila tonnellate all’anno su tre linee. Numeri enormi per un solo impianto, cui si vorrebbe associare quello di Napoli Est, dalla capacità prevista di 450mila tonnellate. Un mega-inceneritore che il professore boccia senza appello, considerato anche “l’ovvio smaltimento di rifiuti tossici e industriali, sia regionali che extraregionali, che si verrebbe a realizzare a causa dell’attuale mancanza di impianti e della totale assenza di tracciabilità per questa categoria di rifiuti”. L’espressione “genocidio” può sembrare eccessiva, ma rende un’idea che i cittadini napoletani non hanno ancora realizzato.

DOVE SVERSARE – Ma i rifiuti dovranno pur andare a finire da qualche parte, almeno nell’immediato. Anche su questo punto Marfella mostra idee chiare: “La sola provincia di Avellino, come attestato dal geologo Giovanbattista de Medici, dispone di 192 chilometri quadrati di zone idonee, per discariche che smaltiscono sia rifiuti urbani che industriali. Territori argillosi, di minor pregio agricolo, e per questo meno abitati: circa 60 abitanti per chilometro quadrato, contro gli 8.000 che risiedono vicino alle discariche di Chiaiano e Marano”. Soluzione che non può certo dirsi definitiva, dato che tali 60 abitanti per chilometro quadrato sarebbero comunque esposti a rischi sanitari: “Abbiamo il dovere morale e civile di riorganizzare questo sistema. Non per solidarietà, ma per dovere di corretta gestione delle risorse territoriali, distribuendo con equità sia benefici che rischi che, comunque, non possiamo ancora evitare”.

18 Luglio 2011
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