Calciatori del Napoli: rapporti con gli ultrà per influenzare il rinnovo dei contratti

Nell’inchiesta che ha portato all’arresto di 11 tifosi del gruppo violento “Bronx”, il pm Melillo fa i nomi di Lavezzi, che ha testimoniato di conoscere Antonio Lo Russo, figlio dell’ex boss di Miano, e Santacroce, amico di Francesco Fuccia, capo ultrà vicino al clan Mazzarella

Fabiano Santacroce

Fabiano Santacroce con la maglia del Napoli

«Alcuni calciatori del Napoli mantengono i contatti con i gruppi di ultrà anche perché ritengono che questi ultimi possano influire sulle scelte della società al momento del rinnovo del contratto». Lo ha detto il procuratore aggiunto di Napoli, Giovanni Melillo, nel corso della conferenza stampa organizzata per illustrare l'operazione che ha portato oggi alla notifica di 11 misure cautelari nei confronti di tifosi violenti.

IL CASO LAVEZZI – Melillo ha citato in particolare Ezequiel Lavezzi e alcune dichiarazioni del calciatore rese nell’ambito di un’altra inchiesta e confluite poi nell’ordinanza cautelare eseguita oggi. Il verbale di Lavezzi è quello nel quale il Pocho parlava della sua conoscenza con Antonio Lo Russo, il figlio dell’ex capo clan di Miano, Salvatore, oggi collaboratore di giustizia.

IL CASO SANTACROCE – Un calciatore prima del Napoli e ora al Parma, Fabiano Santacroce, si è recato varie volte a casa di Francesco Fuccia, capo del gruppo organizzato di tifo violento “Bronx”, mentre era ai domiciliari per spaccio di droga. Il giocatore, che in alcune occasioni ha portato diverse magliette in regalo a Fuccia, ha detto ai pm di avere conosciuto l’ultrà a Castel Volturno dove gli era stato presentato dal compagno di squadra, Paolo Cannavaro, che risulta completamente estraneo all’indagine.

16 Febbraio 2012
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