Campania… C’era una volta la sabbia

Comincia da qui un viaggio nell’erosione delle spiagge. Campania su Web analizzerà le coste sabbiose “in via d’estinzione” spiegando le cause di un fenomeno che sta modificando (e in alcuni casi cancellando) i litorali della nostra regione

Scompaiono le spiagge in Campania

Se nelle ultime estati avete provato la sensazione che la sabbia stia letteralmente scomparendo sotto i vostri piedi, niente paura. Non siete voi che avete le allucinazioni ma sono le spiagge che stanno “andando in pensione anticipata”. La maggior parte dei litorali in Campania (come del resto in tutta Italia) sta arretrando per la perdita di sabbia. Sicuramente avrete sentito genitori e nonni esclamare «Quando io ero giovane questa spiaggia era lunghissima» oppure «Qui ci giocavamo a calcio tanto era grande la spiaggia». In effetti nel giro di circa 50 anni sono stati costruiti moli, porti, scogliere, che hanno creato non pochi danni alle coste.

EMERGENZA SABBIA – Le spiagge campane hanno uno sviluppo totale di circa 350 km, di cui il 60% è rappresentato da coste alte e rocciose (gli scogli da dove noi facciamo i tuffi, per intenderci) mentre il rimanente 40% è rappresentato da coste basse e sabbiose (dove stendiamo i teli da mare per crogiolarci al sole). Ma perché le spiagge arretrano? Perché ogni ambiente naturale ha un proprio equilibrio che deve essere rispettato. Le spiagge sono alimentate dai fiumi, se ad esempio si costruisce un porto vicino a una foce, si rischia di intercettare il flusso di materiale che trasporta e che alimenta la spiaggia. Se si vuole proteggere una zona non si può costruire “a casaccio” una barriera ma bisogna considerare le correnti, il vento, la profondità... Insomma, mantenere una spiaggia non è un lavoro da poco. E chi sbaglia fa danni. Chi di voi sceglierebbe ad agosto una località di mare senza la spiaggia? Pagare per un “servizio” che non c’è? Nessuno ovviamente. Quindi il turismo si riduce e non si sfrutta quanto si dovrebbe uno dei più importanti patrimoni naturali del nostro paese. In Campania si sprecano gli esempi di spiagge in erosione: dal Golfo di Napoli a quello di Salerno per finire con il Golfo di Policastro.

CASERTA: TROPPO CEMENTO SUL LITORALE DOMITIO – «Il problema dell’erosione va assumendo forme molto serie», sostiene Stefano Guerzoni, ricercatore del Cnr ed esperto di gestione ambientale della fascia costiera. L’artificializzazione delle coste, infatti, rende impossibile il ciclo naturale della sabbia. Ormai le spiagge sono tutte urbanizzate, per cui non hanno più le condizioni naturali per un “rifornimento” anche da terra. Dopotutto, quanti di voi ricordano spiagge senza bar, chalet e lidi turistici? Comodi, direte voi: ombrelloni, sdraio, bibite fresche... Ma non tutti sanno che per realizzare un innocuo stabilimento balneare spesso si “eliminano” interi cumuli di sabbia, come le dune, dei veri e proprio “serbatoi” naturali. A Castel Volturno (Litorale Domitio) i dieci lidi che c’erano sui tre chilometri lineari di spiaggia della località sono stati letteralmente inghiottiti dal mare, mentre sul litorale del Garigliano-Volturno, lungo circa 55 km, 54 km sono colpiti da erosione irreversibile.

NAPOLI: IN CRISI ANCHE LE ISOLE – La costa dei Campi Flegrei (Pozzuoli, Cuma, Solfatara, Bacoli, Baia), lunga circa 15 km, è caratterizzata da 6 km di arretramento, così come il litorale del Fiume Sarno i cui 6 km sono quasi tutti in erosione. Non scherzano neanche Ischia e Procida, dove la superficie delle spiagge si è ridotta rispettivamente al 36 ed al 50% rispetto a quella che c'era solo 40 fa.

SALERNO: CILENTO SEMPRE PIU’ A SECCO – Non se la ride la Penisola Amalfitana che, come accusa il geologo Franco Ortolani, ordinario presso l’Università Federico II di Napoli, «ha circa 4.500 metri di spiaggia di cui circa 4mila in erosione irreversibile». Nella magica Costiera le poche spiagge sabbiose presenti tra la costa rocciosa e ripida subiscono anch’esse un’intensa erosione e rischiano seriamente di scomparire come la spiaggia libera di Fornillo, una delle più belle della zona, assottigliatasi nel tratto Ovest a causa delle correnti. Insomma, tra qualche anno potremo dire addio a tutte quelle splendide calette col mare cristallino. Ma non è finita qui. La spiaggia del litorale della Piana del Sele (o Piana di Paestum) è lunga circa 41 km, quasi tutta… in erosione irreversibile. E la ciliegina sulla torta è la suggestiva quanto varia Costa Cilentana che dall’inizio del ‘900 arretra senza sosta. L’approvvigionamento di sabbia in questa zona è dato dai principali fiumi presenti: l’Alento (il cui litorale adiacente sta perdendo 5 km di spiagge), il Lambro, il Mingardo e il Bussento. Tale rifornimento è inibito o alterato da diverse cause, per lo più antropiche. Un esempio? Lungo la costiera cilentana, che si estende per circa 97 km (55% di costa rocciosa e 45% spiagge sabbiose) sono stati realizzati 9 porti e 58 opere di difesa. E il numero delle costruzioni tende a salire. Emblematici sono i casi della Baia di Cala del Cefalo, che negli ultimi anni ha perso una decina di metri di duna e bosco a pino d’Aleppo, e il litorale compreso tra Policastro Bussentino e Capitello d’Ispani dove l’arretramento è arrivato nei picchi massimi a 30 metri. Il litorale di località Saline (Caprioli-Palinuro) è lungo circa 4 km e tutto in erosione irreversibile. Il litorale dei fiumi Lambro-Mingardo-Cala del Cefalo è lungo circa 5 km completamente balneabili e in erosione irreversibile. Dobbiamo quindi dire addio ad Agropoli, Palinuro, Policastro, Ascea e via di seguito? Sarà possibile tra 50 anni sdraiarsi a prendere il sole sulla sabbia di queste meravigliose località? La risposta è semplice: se si continuerà ad intercettare il lavoro di Madre Natura potremo anche dimenticarci com’è fatta una spiaggia…

02 Maggio 2012
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