Caro benzina, c’è anche l’addizionale regionale
ALLARME ROSSO IN CAMPANIA. ECCO LA LISTA CON LE POMPE BIANCHE
Si chiama “Addizionale Regionale”. Non è una formula per matematici, ma un problema quotidiano per chi si ferma a fare un pieno di benzina. Fenomeno diffuso ai tempi delle precedenti istituzioni locali e cresciuto, poi, sempre di più. Se ne parla spesso o poco, lo si mostra come “caprio espiatorio” simbolico di problemi che sono all’origine di una crisi economica del territorio. Una crisi che si riscontra da sempre, nel Mezzogiorno italiano. Stavolta il luogo comune, non è poi così comune. Perché per provvedere alla situazione finanziaria, fin troppo carente, si sceglie spesso il cosiddetto “addizionale”.
L'ADDIZIONALE: QUESTA SCONOSCIUTA - Il sostantivo parla chiaro, ma non tutti ne capiscono essenzialmente il significato. Si riferisce ad un’aggiunta, spesso “nascosta” e non pienamente positiva per tutti, come quando si “addiziona” di anidride carbonica l’acqua o qualche altra bevanda presente sul commercio. Ma anche nel contesto sociale, i più recenti casi di sovrattassa (definizione più efficace per descrivere il senso di tale aggiunta) sono imposti in modo naturale e imparziale. Da quella sul gasolio, attiva già dal 2007, fino alle imposte strettamente locali, per coprire i debiti della Sanità campana. Ben 2,5 centesimi in più anche per la benzina “verde”, che vengono spesi soltanto qui, a differenza di altre regioni italiane. Nessuno attualmente ha provveduto a rimuovere queste “aggiunte”, perché il “sistema” in atto è ormai fin troppo avviato e non gioverebbe al carovita. Simile ad un vortice apparentemente incontrollabile, che sembra necessitare di una “soluzione”, che poi si dimostra spesso inadatta. Guai a mostrarsi passivi, in questi casi, altrimenti il “vortice” comincia a fagocitarci sempre di più. Forse basterebbe ponderare prima di agire, con soluzioni diversificate e tasse meno invasive, per i settori meno abbienti. E così non si arriva più a parlare solo di addizionale sul carburante, ma di tasse, sparse un po’ ovunque. Uno scenario che ha toccato il fondo, negli ultimi mesi del 2012 e nell’ intero territorio nazionale, soprattutto dopo la manovra “Salva Italia”.
AUMENTI E SOVRATTASSE IN CAMPANIA – Tra le sovrattasse più gravose, attuate nella nostra regione, troviamo quelle sulla Tarsu, ( per gli esercizi commerciali), o quella sul bollo Rc auto, per non parlare dei prezzi già alti del settore alimentare o della percentuale “nascosta” nelle tariffe per la benzina. E’ assurdo pensare che un territorio nel quale, da anni, si registra una disoccupazione altissima, abbia di recente ottenuto, addirittura il primato, per quanto concerne questi svariati “addizionali”, oltre che per i normali aumenti. L’aliquota è salita dall’1,23% di base al 2,03% , senza alcuna distinzione di reddito. Un esempio rilevante è stato rappresentato recentemente dall’aumento vertiginoso delle tasse universitarie, anche per le università statali del territorio, dove famiglie in cui tutti lavorano con un minimo reddito impiegatizio, vengono considerate stranamente “più che abbienti” e tassate di circa 300/400 euro annui in più. In alcuni periodi, infatti, una retta può arrivare anche a costare un pò più di 1000 euro. Ma partendo da questo, si può arrivare alle aliquote Irpef, aumentate di 711 euro o all’ 0,80% di addizionale comunale “speciale”, per circa 84 comuni del beneventano e altre cittadine come Telese, S. Agata dei Goti, Cerreto Sannita, Morcone.
IRPEF E ADDIZIONALE REGIONALE A CONFRONTO – Nata con la riforma tributaria del 1973, l'Irpef è un'imposta sul reddito cui sono soggette le persone fisiche e in alcuni casi le società, che però la versano attraverso i soci. Chi risiede in Italia paga sui redditi prodotti in patria o all'estero, mentre i non residenti pagano per i redditi prodotti nel territorio italiano. Il gettito Irpef complessivo è di circa 150 miliardi di euro l'anno, oltre un terzo del totale delle entrate tributarie complessive. Una spiegazione esauriente e semplice, proprio in termini economici, evidenzia ancora di più quanto l’Irpef sia comunque soggetto al reddito, per essere calcolato correttamente. Ma se noi ci aggiungiamo sempre gli “addizionali regionali”, il sistema di calcolo viene comunque in parte alterato e comporta degli aumenti gravosi.
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