Da Prodi a de Magistris: cosa resta del “Why Not”

Il sindaco di Napoli e Gioacchino Genchi rinviati a giudizio per abuso d’ufficio. Ma l’inchiesta calabrese cela ancora punti oscuri, dove gli indagati per tangenti e consulenze sono stati assolti o condannati per reati irrisori

Luigi de Magistris

Il sindaco di Napoli ed ex pm Luigi de Magistris

È il 27 giugno 2007 quando gli italiani cominciano a sentire in tv il nome di Luigi de Magistris. L’Ansa dà notizia di 19 ordini di perquisizione a carico di imprenditori, politici, uomini dei servizi segreti, faccendieri e affiliati massoni di tutta la Calabria. L’inchiesta “Why Not”, dal nome di una società di Lamezia Terme che fornisce lavoratori specializzati nel settore informatico, inizia a comparire anche sui giornali oltre che nelle carte processuali. È solo l’inizio di un lungo cammino che si estenderà fuori dai confini regionali, arrivando fino a Roma e Bruxelles, dove hanno origine i fondi europei destinati (almeno in teoria) a potenziare e riqualificare infrastrutture, sanità, ambiente e altri servizi della Calabria. Il settore delle opere pubbliche si mostrò, ancora una volta, un oceano variegato di società fantasma, consulenze da migliaia di euro, clientele e sprechi. Si arrivò addirittura a spendere 3 milioni di euro per un programma voluto dall’allora assessore regionale all’Agricoltura,  Mario Pirillo, che sponsorizzò il progetto “Tristezza”, volto a curare una malattia degli agrumi mai esistita in Calabria.

ASSUNZIONI O CLIENTELE? – “In molti casi i finanziamenti pubblici, in particolare quelli europei, venivano dirottati in altre direzioni rispetto a quelle previste – spiegava Luigi de Magistris ai microfoni di Report – come il caso clamoroso dei soldi destinati al turismo per alberghi di cui non si è costruito nemmeno un pilastro”. Tutto ruotava intorno ai rapporti fra imprenditoria locale e politica, fra assunzioni pilotate dai partiti e leggi che favorivano quelle aziende compiacenti. Nel caso della “Why Not”, ad assumere era Antonio Saladino, calabrese, al vertice della Compagnia delle Opere, “braccio armato” di Comunione e Liberazione, potentissima lobby religiosa i cui affiliati siedono su molte poltrone chiave del nostro Paese. Un ex veterinario prestato al lavoro interinale, a capo di una rete di società preposta ad ottenere finanziamenti pubblici gestiti dagli amici in politica, che permettevano a Saladino di fare il bello e il cattivo tempo su soldi, consulenze e lavoro nella regione a sud dello Stivale. Solo uno degli elementi dell’ingranaggio con cui de Magistris dovette fare i conti, prima che la procura di Catanzaro avocasse a sé l’inchiesta dopo l’intervento di Clemente Mastella. Proprio l’ex guardasigilli, che anni dopo avrebbe proclamato: “Se de Magistris diventa sindaco di Napoli mi suicido”, ritorna nella vicenda processuale odierna, che coinvolge il primo cittadino partenopeo e il consulente informatico Gioacchino Genchi.

Prodi e Mastella

Romano Prodi e Clemente Mastella. I loro tabulati telefonici furono acquisiti nell'ambito dell'inchiesta Why Not

IL CELLULARE DI PRODI – È l’inizio di gennaio del 2008 quando l’inchiesta “Why Not” esce dai confini regionali. Gli “obiettivi” verso cui si direziona non sono certo di poco conto: si parla dell’allora premier Romano Prodi e, per l’appunto, del ministro di Giustizia Clemente Mastella. Entrambi vengono iscritti nel registro degli indagati, con l’ipotesi di truffa aggravata ai danni della Ue. Al centro dell’inchiesta un telefonino: si scoprì, infatti, che tale cellulare, usato sia da Prodi che dal suo staff e intestato alla società Delta spa, aveva effettuato un numero spropositato di chiamate, nell’arco di due anni, verso Bruxelles e verso alcuni degli indagati: il deputato Sandro Gozi, gli imprenditori Francesco De Grano, dirigente della Regione, e Franco Bonferroni, nel CdA di Finmeccanica, fino allo stesso Antonio Saladino. Questo il punto che il 17 aprile prossimo condurrà de Magistris e Genchi davanti al giudice. Secondo il pm Caterina Caputo, infatti, i due non avevano alcun diritto di richiedere i tabulati telefonici di Prodi e Mastella senza prima ottenere l’autorizzazione del Parlamento. A tal proposito è però lecito sottolineare un paradosso: il cellulare di Prodi, intestato a una società terza come la Delta spa, non era immediatamente riconducibile a lui. La scoperta è avvenuta solo dopo le indagini e l’acquisizione dei tabulati.

LA NIPOTE DEL VESCOVO – Ma la vicenda non si esaurisce qui: gli appalti pubblici e i relativi fondi stanziati dall’Ue facevano gola a molti personaggi politici e imprenditori di spicco in quel di Calabria: si va dall’ex assessore regionale alla Sanità Gianfranco Luzzo, al capocentro del Sismi di Padova, Massimo Stellato; dal consigliere regionale Antonio Acri, accusato da una sua dipendente di aver preteso tangenti in contanti dagli stessi componenti del suo staff, a Maurizio Feraudo, consigliere regionale dell’Italia dei Valori. Indagini che presero il via dalle rivelazioni di uno dei soci e amministratori di Why Not, Caterina Merante, che svelò buona parte del sistema di finanziamento illecito dei partiti e delle connivenze distorte fra politica locale e imprenditoria cui si è accennato. Fra queste, un caso merita particolare cenno: la richiesta del Vescovo, inoltrata direttamente a Saladino, di far assumere sua nipote biologa all’istituto zooprofilattico di Napoli: “la questione di tua nipote la sto risolvendo – si legge nelle intercettazioni fra Saladino e il prelato – c’è solo il problema che gli devono fare un colloquio a Napoli (sic!). Però ora mi hanno fatto arrabbiare, perché stamattina gli ho detto: allora, se voi fate così io finanziamenti non ve ne faccio avere più”. L’inchiesta si concluderà, però, quasi in sordina: la sentenza del gup, risalente al 2 marzo 2010, assolve 34 dei 42 imputati accusati di peculato, truffa e abuso d’ufficio, facendo cadere anche le ipotesi di associazione a delinquere. L’indagato principale, Antonio Saladino, è stato condannato a due anni, con pena sospesa, per il solo reato di concorso in abuso d’ufficio. Lo stesso da cui ora de Magistris dovrà difendersi.

DE MAGISTRIS E GENCHI RINVIATI A GIUDIZIO

23 Gennaio 2012
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