L'aria di coppa non scuote il Napoli
BLOG – “Qualcosa si è rotto” di Gianluca Monti
Il parziale dei primi 45' di gioco vede il Siena meritatamente in vantaggio, perché più voglioso e determinato rispetto ad un Napoli monotono fino alla nausea. Ancora una volta -ormai non si contano più-, agli avversari azzurri basta schierarsi con il famigerato modulo a specchio per stelirizzarne del tutto la pericolosità offensiva. Il risultato è una squadra che sembra come smembrata in vari blocchi disomogenei, ed a farne maggiormente le spese sono gli attaccanti irrimediabilmente tagliati fuori da ogni rifornimento.
GROSSO RISCHIO - Che nel Napoli qualcosa non gira lo si capisce già al 5' quando De Sanctis è costretto ad abbandonare con solerzia l'area per correre in contro e fermare il solissimo Bogdani inspiegabilmente dimenticato dalla difesa. Il pericolo scampato pungola gli azzurri i quali si rendono pericolosi con due conclusioni ravvicinate (di Cavani prima e Gargano poi), sulle quali sventa in stile non proprio ortodosso ma efficace l'estremo difensore senese Farelli. Quindi l'incontro si avvia in una fase propriamente di studio, nella quale tra i moduli a specchio delle due contendenti prevale solo l'equilibrio.
ALTRO SVARIONE DIFENSIVO - Così ci pensa Campagnaro a ravvivare un po' la serata, staccando fuori tempo su Reginaldo per poi atterrarlo al limite dell'area. Calcio piazzato da ottima posizione, della cui battuta s'incarica D'Agostino il quale trova opposizione nella barriera azzurra. Trascorre il tempo ma della manovra partenopea proprio non v'è traccia, e così gli ospiti si vedono solo con qualche sporadica ripartenza poi mal gestita nei sedici metri bianconeri.
QUESTIONI ASTROLOGICHE... - Davvero inguardabile il primo tempo campano, riflesso in un destraccio di frustrazione di Cavani alle stelle. Queste ultime illuminano invece il duetto volante tra Mannini e Reginaldo con il brasiliano che salta anche De Sanctis depositando in rete per il vantaggio senese. Le ostilità riprendono con in campo gli stessi ventidue del primo tempo, anche se dopo pochi istanti è Sannino a ricorrere alla prima sostituzione richiamando in panchina l'esordiente Bogdani per inserire Larrondo. Ed è sempre il Siena a fare la partita in virtù di un pressing aggressivo e totale coadiuvato da semplici ma ordinate geometrie.
SQUADRA IPNOTIZZATA - Al 55' il raddoppio sfugge di poco ai locali, in seguito ad un destro di Mannini che lambisce la traversa. Quindi arriva il momento del Pocho, chiamato a rimpiazzare Aronica, ma soprattutto a risollevare morale e gioco della squadra. La vivacità di Lavezzi crea subito grattacapi agli avversari, ed è lo stesso argentino a sfiorare il pari poco dopo il suo ingresso con un piatto sinistro che termina di poco a lato. Proprio mentre l'inerzia della gara sembrava poter cambiare i locali davano fondo alle ultime risorse per ripartire, prima di ritirarsi tutti dietro la linea della palla. Su uno di questi ribaltamenti di fronte, la difesa azzurra si mostrava ancora imbambolata dando via libera a D'Agostino per il raddoppio (66').
GROSSI CALIBRI - Per i partenopei è notte fonda. Mazzarri cala dalla panchina gli altri due assi a disposizione: Inler e Vargas, i quali fanno fatica a trovare la posizione dato che oramai a regnare in campo è l'anarchia. Bisogna attendere il quarto d'ora conclusivo per vedere gli azzurri creare finalmente chiare opportunità da rete: come la punizione di Lavezzi che accarezza il palo, il colpo di testa di Cavani respinto quasi sulla linea da Belmonte, o il palo pieno centrato ancora dal Matador, il quale un minuto prima protesta a vuoto con De Marco per un fallo di mano di Contini in piena area (l'arbitro ferma il gioco per un presunto fallo dell'attaccante uruguagio).
FASI CONVULSE - Quindi sul successivo capovolgimento di fronte saranno i locali a protestare a gran voce per un atterramento di Brienza dopo un contatto sospetto con Vargas. 1-1 in quanto a recriminazioni arbitrali, ma 2-0 invece il pesante punteggio a gravare sulle spalle degli azzurri. Allora ci pensa la dea bendata ad equilibrare i conti tra gli uomini di Mazzarri e la sorte facendo si che una conclusione senza pretese del Pocho venga deviata da un difensore bianconero in modo da rendere vano l'intervento dell'estremo difensore di Sannino. Una liberazione per gli azzurri, i quali tornano a sognare la finale e a rivedere l'Europa dopo aver sofferto per più di un'ora. E addirittura rimonta sfiorata nell'ultimo dei cinque minuti di recupero quando una inzuccata di Campagnaro centrava in pieno il legno superiore della porta toscana. Probabilmente ai punti il pareggio azzurro sarebbe stato anche meritato, mentre da un'analisi più generale -non solo del match di questa sera-, ne vien fuori un Napoli fortemente ridimensionato, e non tanto nelle ambizioni stagionali, ancora intatte, quanto nella capacità espressiva di una squadra che in qualche modo sembra già aver fornito il megliio di sé, senza la possibilità di andare oltre.
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