Liberalizzazioni: viaggio in taxi tra licenze e “privilegi”

Chi sono i tassisti napoletani che in questi giorni stanno protestando a Roma contro la manovra del governo Monti. Dagli anni delle concessioni facili alle tariffe più basse d’Italia, ecco un ritratto dei lavoratori più discussi del Paese
Protesta tassisti al Circo Massimo

Sono oltre 2.000 a girare per le strade di Napoli. Dalla stazione centrale al molo beverello; dall’aeroporto di Capodichino ai vicoli dei Quartieri e di Forcella. I tassisti napoletani sono un misto di veracità e folklore, visti con timore da molti, col rispetto dovuto a tutti i lavoratori da altri, addirittura con disprezzo da chi si è visto chiedere cifre astronomiche a tassametro spento per pochi chilometri. In molti sono qui: Circo Massimo, Roma. La protesta contro le liberalizzazioni del governo Monti si fa sentire forte dopo i cinque giorni di occupazione a Piazza Plebiscito. I titolari della auto bianche non ci stanno, vogliono preservare la loro licenza e impedire ulteriori concessioni “facili”. Il clima che si respira nella Capitale è pesante: scena da film anni ’70, con sindacalisti aggrediti, cori ingiuriosi, bombe carta e fumogeni: “Campiamo con uno stipendio da fame e ci chiamano pure privilegiati – ci dice Giovanni, avellinese trapiantato a Napoli, 20 anni di servizio sulle auto bianche – lo vedi questo? Lo vedi? È il cellulare che squilla! Mia moglie mi chiama per dirmi di andare a lavorare, altrimenti come lo paghiamo il mutuo?”. Ma chi sono davvero i tassisti? Domanda da un milione di dollari, ognuno dà la propria versione. Per capirci qualcosa in più diamo un’occhiata a numeri e dati, che ci aiutano a disegnare un quadro più chiaro della “lobby” più controversa d’Italia.

L'OCCUPAZIONE DI PIAZZA PLEBISCITO

I TAXI A NAPOLI: TROPPI O TROPPO POCHI? – Secondo i numeri forniti dall’Aci, in Campania circolano 3.167 taxi, la maggior parte immatricolati nel capoluogo partenopeo: Napoli conta, infatti, 2.604 auto bianche, a fronte di una popolazione che supera abbondantemente i tre milioni (bisogna, infatti, considerare anche gli abitanti dei Comuni limitrofi). Un rapporto che sembra a tutto svantaggio dei tassisti, alle prese con una popolazione troppo grande per essere, se non totalmente, almeno in gran parte servita: “La nostra offerta è più che sufficiente ad evadere la domanda – sottolinea però Federico, tassista 45enne, fra i più attivi nella protesta del Circo Massimo – aumentare le licenze significherebbe solo creare altri disoccupati e condurre noi tassisti alla fame più nera. stiamo già abbastanza inguaiati così, è inutile creare ulteriore concorrenza”. Già: la concorrenza. Parola che la categoria non riesce proprio a sentire: “Abbiamo speso oltre 150mila euro per una licenza – conclude Federico – non hanno il diritto di aprire il mercato in modo barbaro. Noi non difendiamo un privilegio. Difendiamo solo il diritto al lavoro e a uno stipendio dignitoso”. Ma quanto guadagnano, a conti fatti, i tassisti napoletani? Incrociamo i dati forniti da Aci e Comune di Napoli per cercare di capirci qualcosa in più.

QUANTO GUADAGNANO I TASSISTI? – “Un tassista onesto guadagna non più di 50 euro al giorno – dichiara Alberto, conducente del Vomero – bisogna considerare: spese per la benzina, manutenzione ordinaria del mezzo, eventuali riparazioni. Siamo l’unico servizio pubblico i cui costi ricadono completamente sulle nostre spalle”. Anche le tariffe a carico dei passeggeri, però, non scherzano: “Ma quelle sono predeterminate dal Comune”, continua Alberto. E quando il tassista di turno non accende nemmeno il tassametro? “Quelli sono casi che non mi riguardano –glissa il conducente – io ho sempre lavorato onestamente e ho sempre guadagnato quando, se non meno, di un operaio”. Andiamo, ora, a dare un’occhiata ai dati diffusi dal Comune di Napoli. Ogni taxi, al momento della chiamata, parte da una base di 3 euro. Ogni chilometro costa, al passeggero, 0,76 euro. Nei giorni festivi la tariffa pressoché raddoppia, con 5,50 euro di base al momento della chiamata, così come per le corse notturne dalle 22 alle 7. Ogni corsa ha anche un tetto minimo di spesa: se il passeggero non sborsa almeno 4,50 euro non si può scendere dall’auto. Vi sono poi i supplementi: 1 euro per la chiamata radiotaxi, 4 euro per una corsa partita dall’aeroporto, 2,60 per la medesima destinazione, 2 euro per ogni animale domestico di piccola taglia e 1 euro per ogni passeggero oltre il quarto. Una bella spesa per il passeggero, che sborsa cifre molto più esose di quanto farebbe a Barcellona, Berlino o persino Parigi. Eppure un dato, forse, sorprenderà i nostri lettori: quelle di Napoli sono tra le tariffe più basse d’Italia. “Questi sono costi dovuti a parecchi fattori – ci spiega ancora Federico – il costo della benzina, il traffico di Napoli, la totale strafottenza dei privati verso le corsie preferenziali. Il Comune, almeno fino a pochi mesi fa, ha sempre incentivato più il trasporto privato che quello pubblico. Prendetevela con loro se i costi sono così alti”.

L'ASSOCIAZIONE STAMPA ESTERA: "I TASSISTI DI NAPOLI SONO SCORRETTI"

DAL PENTAPARTITO A DE MAGISTRIS: QUALCOSA E’ CAMBIATO? – Ad ogni modo, il motivo del contendere resta sempre l’agognata licenza. Oggi più che mai, dopo l’infornata avvenuta nei primi anni ’90, quando le concessioni del Comune vennero giù a pioggia: più di 1.000 nuovi permessi negli anni in cui il Pentapartito dettava legge anche a Napoli. L’assessore competente, all’epoca, era Carmine Simeone, bassoliniano della prima ora, che nel 2011 forma la lista del Pid passando nelle schiere di Gianni Lettieri, sfidante di de Magistris alle comunali dello scorso anno. E proprio col nuovo sindaco, i tassisti contavano in un nuovo interlocutore, pronto a sentire le proprie ragioni e ad adeguare le tariffe alle medie italiane. Ma, per adesso, l’incasso lordo degli autisti partenopei si mantiene attorno ai 60 – 80 euro al giorno, così come spiegano le cooperative di settore in città. Sarà per questo che in molti preferiscono non considerare nemmeno l’eventualità di far partire il tassametro, facendo pagare una cifra decisa insindacabilmente a priori?

20 Gennaio 2012
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