“Lux Lumina”, il Il Blow up dell’arte – Intervista
Al Castel dell’Ovo batte una nuova luce. Non quella del sole che irradia il monumento storico bagnato dall’acqua, ma la luce di “Lux Lumina”, la personale dell’artista Filippo Sciascia, a cura di Maria Savarese. L’artista siciliano di origine, ma che attualmente vive e lavora a Bali, in Indonesia, attua un’investigazione sul tema della ricerca della luce, dal punta di vista filosofico e formale: le superfici crettate dei dipinti, infatti, catturano ed indagano questo elemento, mediante l’uso di colate di gesso sul quadro, su cui poi viene dipinta ad olio l’immagine con toni monocromi, con un effetto finale di grande suggestione visiva. Sono 50 le opere allestite nel grande spazio, e variano da un nucleo di dipinti su tela, dieci fotografie su alluminio derivate da tre video, alcune installazioni, insieme ad un corpus di lavori dedicato all’opera di Caravaggio e in ognuna di queste opere il soggetto di un quadro è desunto da un video girato precedentemente, o da una fotografia. O viceversa.
Sciascia, lei non si definisce un video artista eppure tutte le sue opere passano attraverso i video perché filma tutto quello che poi diverrà opera d’arte. E man mano che riprende scopre cose nuove, un po’ come il fotografo del film “Blow Up” di Antonioni, che fotografando ininterrottamente una coppia di innamorati scopre un omicidio. In quel caso il fotografo era attratto dalla vita provata altrui, nel suo caso, cosa cerca in quello che vede?
Mi interessano sia la fotografia che il video perché sono un mezzo per catturare la realtà. Cerco immagini che mi possano aiutare a spiegare i contrasti della vita. L’immagine è un mezzo per rappresentare la vita.
La vita sembra quasi un concetto mistico religioso… crede in una religione in particolare?
L’universo, come l’universo si crea, l’esplosione di luce, quella per me è una grande religione e forse Dio l’abbiamo sempre avuto lì, ce l’abbiamo davanti.
Se invece dovesse scegliere Napoli come oggetto di un video dove lo farebbe?
Mi interessa molto la storia dell’uomo, sicuramente potrebbe nascere qualcosa a Pompei, per la storia antica, per come vivevano in quegli anni, parlo dell’architettura, della scultura. Anche se a Napoli ho tanto da vedere, a partire da Caravaggio.
Infatti nei suoi quadri riprende alcuni celebri dipinti del Caravaggio…
Tutto è partito dal fatto che mi sono fatto dei Carvaggio per me, non potendoli comprare li ho fatti io, ma li nascondevo in camera mia, poi piacevano e mi hanno invogliato a farli. I suoi quadri poi riflettono la tematica della luce che porto avanti nel mio lavoro.
Ci racconti il suo concetto di luce che ha dato titolo alla mostra “Lux Lumina”.
Da sempre l’uomo cerca di uscire dal buio; nel nostro andare avanti cerchiamo sempre una luce. Il mio approccio a questo tema è scientifico antropologico: ho compiuto anche degli studi sulla ghiandola pineale, che è quella che nel nostro corpo regola l’alternarsi del sonno e della veglia, secondo la melatonina che si produce in relazione alla quantità di luce assorbita dall’occhio umano.
E cosa ha scoperto da questi studi?
Una delle scoperte più interessanti è che i sogni sono possibili grazie al fatto che di giorno vediamo tante immagini con gli occhi aperti e sono proprio quelle immagini, quasi registrate, di cui ci serviamo per i sogni. Inoltre, la ghiandola crescendo si calcifica, motivo per cui da grandi diventiamo meno sognatori e istintivi, a differenza dei bambini che viaggiano nelle immagini continuamente.
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