Simula sequestro per dimostrare che Trento è pericolosa

Un ragazzo finge di essere stato vittima di una banda di albanesi per convincere la fidanzata a tornare a Napoli

Trento

Trento, piazza Duomo in inverno

Un ventenne napoletano denuncia ai carabinieri di essere stato picchiato e sequestrato da una banda di albanesi. Ma è tutta una messinscena per convincere la fidanzata che Trento non è una città sicura e che quindi è preferibile tornare a Napoli, loro città d’origine. Il giovane se l’è cavata con una denuncia per simulazione di reato.

LA MENZOGNA – Il ragazzo, alloggiato da due settimane a casa di parenti in un paese del Basso Sarca, si è presentato ai carabinieri di Riva del Garda raccontando di essersi recato a Trento per il suo primo giorno di lavoro da barista e, una volta arrivato alla stazione dei pullman, di essere stato caricato a forza su un’auto e trasportato nei pressi del fiume Adige. Qui ha detto di essere stato rapinato del cellulare dopo essere stato anche picchiato da tre albanesi.

LA CONFESSIONE – Il racconto non ha convinto i carabinieri; messo alle strette, il giovane ha confessato tutto: le lesioni se l’era procurate da solo, così come aveva distrutto i propri occhiali da vista, strappato il proprio giubbotto e gettato nel fiume il cellulare. Un escamotage per convincere la fidanzata che il Trentino è una zona invivibile e che era meglio tornare in Campania. Ma la ragazza, dal canto suo, afferma che al nord si trova bene.

26 Gennaio 2012
© Riproduzione riservata