Un divo con l’Italia nel cuore – Intervista a Ben Gazzara

«Totò? Un genio della commedia». Il commento del celebre attore americano che ci svela a sorpresa il suo ritorno al cinema

Anna Magnani, Ben Gazzara e Totò

Ben Gazzara tra Anna Magnani e Totò in "Risate di gioia" di Mario Monicelli

Ben Gazzara è un mito per gli americani appassionati del grande cinema indipendente e una star per gli italiani che lo hanno visto giovanissimo in “Risate di gioia” di Mario Monicelli, al fianco del principe De Curtis e di Anna Magnani. E’ uno dei capostipiti di una grande “famiglia” di artisti italoamericani che, da oltre 40 anni, regala interpretazioni indimenticabili. Il grande attore di origini siciliane ha infatti preso parte a film di grande spessore impersonando sempre ruoli che colpiscono la simpatia del pubblico, anche se immorali e controversi, dal regista porno de “Il grande Lebowski” dei fratelli Coen al poeta underground di “Storie di ordinaria follia” di Marco Ferreri, dallo sprovveduto debitore nell’ “Assassinio di un allibratore cinese” di John Cassavetes al padre tradizionalista di “Buffalo ‘66” di Vincent Gallo. In Italia il grande successo di Gazzara è coinciso con “Il camorrista”, un film coraggioso del 1986 sulle vicende di Raffaele Cutolo e su casi politici italiani ancora irrisolti, ripetutamente trasmesso dal piccolo schermo. Lo straordinario attore newyorkese, nelle vesti del “professore”, battezzò così l’esordio dietro la macchina da presa di “Peppuccio” Tornatore, che solo tre anni dopo salì sul palco dello Shrine Auditorium di Los Angeles per ricevere la mitica statuetta per “Nuovo Cinema Paradiso”.
Gazzara è stato osannato ultimamente al Festival di capodanno del “Capri, Hollywood”, vincendo l’Italian-American Award, un riconoscimento per i grandi artisti italoamericani che, senza rinnegare le proprie origini, rafforzano le loro radici, alimentando con la linfa della dura corteccia di cui sono fatti, quella vitalità mediterranea che rappresentano attraverso il loro successo nell’arte cinematografica.
Il vecchio ma non domo Ben ha risposto alle nostre domande con schiettezza e disincanto, con la sua pronuncia italoamericana che tanto ricorda i “lucky fellas” alla Dean Martin, miti hollywoodiani dal sangue latino

È stato a Capri per ritirare un premio. Come ha trovato questo emergente Festival?

Mi è piaciuto incontrare persone per bene, interessanti, intelligenti ed amici come Vanessa Redgrave e Franco Nero. Inoltre mi è sembrato che gli ospiti sapessero di cosa parlavano e questo è molto importante. Forse parlavano troppo, ma questa è un’altra cosa: gli italiani per dire una parola ne aggiungono altre dieci; devono accorciare i tempi, a Hollywood se vai avanti così a lungo ti danno il bastone sulla gola e ti tirano fuori dal palcoscenico… Madonna mia!

È stato il protagonista de “Il camorrista”, il primo film di Tornatore. Ce ne parli...

Era un giovane che sognava di fare questo film. Quando mi ha voluto vedere ha portato una cassetta del suo lavoro, una piccola cosa fatta in Sicilia, e mi ha raccontato la storia visualizzandola così bene che ho detto subito “lo facciamo!”. Dopo mi sono trovato molto bene qui a Napoli dove abbiamo girato e nella zona vesuviana e ad Ercolano. All’inizio l’hanno boicottato perché si parlava di scandali politici.

Da giovanissimo negli anni ‘60 è stato anche interprete di “Risate di Gioia” di Mario Monicelli con la Magnani e Totò.

Due anni fa a Little Center a New York hanno fatto una retrospettiva in onore di Totò; hanno mandato una pellicola fresca, pulita, sembrava fatta ieri. Il pubblico americano è corso a vederlo, è piaciuto molto, come un film moderno.

Totò com’è visto in America? Non lo conoscono, al contrario della Magnani ovviamente. E questo è un peccato perchè è stato un grande. Un genio della commedia. Scoperto troppo tardi anche dagli italiani. Succede, ma meno male che l’hanno scoperto un po’ prima che morisse. Molte volte aspettano che muori per dire che sei stato un grande, come per il mio amico John Cassavetes, il più grande regista degli anni 60-70. In America non lo hanno capito fin quando non ha cessato di esistere, al contrario che in Francia, in Inghilterra o in Germania. E’ il papà di tutti gli indipendenti, tutti i ragazzi che vogliono fare cinema lo studiano.

Ha dei progetti in questo periodo?

Devo fare un film in Italia dopo tanto tempo con un regista nuovo che si chiama Vincenzo, allievo di Alberto Lattuada. Lui ha scritto la sceneggiatura e gireremo a Catania, a Vienna e a Roma. Cominciamo il 20 gennaio.

Di cosa si parlerà in questo suo ritorno al cinema?

Raccontare storie è sempre complicato; sarò un barone siciliano un po’ in depressione che incontra una bella ragazza e… dopo la storia diventa più interessante.

Il suo rapporto con l’Italia è molto forte.

Dall’89 ho una casa in Umbria. Il primo film qui l’ho fatto nel ’60; dopo tanto tempo mi hanno chiamato per lavorare in altri due film e soprattutto per “Storie di ordinaria follia” di Marco Ferreri, un grande successo in Europa. Ho fatto tanti film negli anni 80 qui con Pasquale Festa Campanile, Alberto Bevilacqua, Peppuccio…

Qual è il ruolo che vorrebbe fare?

Me lo chiedono sempre, faccio la cosa che mi attira di più.

Preferisce fare il buono o il cattivo?

Preferisco impersonare il ruolo più divertente, e i cattivi di solito lo sono di più. Però mai i cattivi sono buoni e mai i buoni sono cattivi… siamo tutti figli di m...

15 Gennaio 2003
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