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- 23/10/2009 -
Na panza `e risate

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Francesco Rosi: “Il cinema è il mezzo di conoscenza più forte che esista”

 

 

 

 

 

La prima serata del NapoliFilmFestival regala al pubblico l’incontro con uno dei registi più rappresentativi del cinema d’impegno civile italiano. E non solo...
Francesco Rosi: “Il cinema è il mezzo di conoscenza più forte che esista”

 

 

Guai a dire che Rosi sia “solo” un regista impegnato. Se già il critico Alberto Castellano, qualche giorno fa, aveva posto l’accento sul suo ruolo di innovatore stilistico e formale, ora è il turno dello scrittore Raffaele La Capria, amico di Rosi fin dall’infanzia, “da quando –  ricorda La Capria – condividevamo i banchi del Liceo Umberto assieme a Giorgio Napolitano e Giuseppe Patroni Griffi”. Quando si suol dire che la classe non è acqua.
 
CINEMA DIDATTICO – Eppure lo stesso Rosi non si sottrae certo dalla definizione, di certo non stretta, di regista di impegno civile: “Le mani sulla città è un film didattico. Ciò che mi colpì maggiormente fu lo sfacelo edilizio a cui Napoli fu sottoposta negli anni del secondo dopoguerra. Per questo dico sempre che il cinema è uno dei mezzi di conoscenza più forti che esistano”. Il cinema che si avvale dell’indagine sociale. Rosi rifugge a qualsiasi stereotipo o accenno folcloristico. La sua Napoli è la Napoli dei lavoratori, della gente ammassata in case minuscole, del giro d’affari che arricchì i politici dell’epoca. Una rappresentazione impietosa ed emblematica delle contraddizioni partenopee, dove i palazzi del potere appaiono “l’opposto della città che il sole infuoca e la folla insudicia”, secondo la definizione che ne diede Giorgio Bocca. “Le mani sulla città” rappresenta il suo film simbolo. Ma non è certo qui che bisogna fermarsi, davanti ad una personalità così genialmente multiforme.
 
LE INNOVAZIONI FORMALI – Questo è il discorso caro all’amico La Capria: non solo impegno. Qui si parla di cinema nel vero senso della parola, con tutta la consapevolezza stilistica e narrativa che è propria dei grandi autori. Che raggiunge picchi d’eccellenza quando si verificano gli incontri giusti. “Pensiamo a Cristo si è fermato a Eboli – continua La Capria – E alla relativa collaborazione fra Francesco e Gian Maria Volontè. Poche volte Volontè è stato così tranquillo sul set come allora. Era un attore consapevole della propria bravura, non accettava di sottoporsi alla dittatura dei registi. Con Rosi questo non accadde. Anzi, si assisteva a scene profondamente umane”. Al di la del rapporto con gli attori, ciò che colpisce del Rosi regista è la sua capacità di indagare il reale senza per questo essere un neorealista. Il suo è un cinema che supera il concetto di “inseguire il reale” per mettere in forma una narrazione molto ispirata al cinema americano dell’epoca. Un esempio per tutti: la recitazione di Rod Steiger nei panni di Achille Lauro “che sembrava però più napoletano dei napoletani” dice Roberto Andò, regista presente anch’egli all’incontro.
 

…E IL NAPOLIFILMFESTIVAL? – Una personalità forte, quella di Rosi. L’incontro, che in teoria avrebbe dovuto essere condotto da un moderatore, è stato un dibattito a due fra Rosi e La Capria, che hanno felicemente intrattenuto il pubblico fra ricordi personali e professionali, al di la delle formule di rito. Discreto il numero di persone presenti nell’auditorium di Castel Sant’Elmo, seppur inferiore alle aspettative. Ciò che rincuora rilevare è la consistente presenza di giovani. Un buon segno per una città che avrebbe senz’altro da giovarsi nel riscoprire il cinema “didattico” di uno dei suoi più importanti, ma sempre troppo poco ricordati, artisti.

 

12/06/2009
Enrico Nocera


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