Pare decisamente più equilibrata questa II edizione di “Nuovo Cinema Italia”, contest principale di questo XI NapoliFilmFestival, in corso fino a domani sera a Castel Sant’Elmo. Rispetto all’anno scorso non c’è un’opera che spicca sulle altre, però il livello complessivo dei film selezionati è cresciuto e si colloca su un piano medio-alto. Fra i primi film in visione due opere di cineasti esordienti, che promettono bene per il futuro.
NON LO SO – Diretto dai fratelli Alessandro e Cristiano Di Felice, “Non lo so” è un film quasi in tema con l’attuale momento di crisi. Questa commedia riesce a dipingere in modo verisimile la parabola di una famiglia dell’entroterra abruzzese, apparentemente felice come tante altre, i cui rampolli vivono grazie alle attività dell’avviata impresa edile paterna: quando questa fallisce a causa di un investimento sbagliato, i due fratelli sono costretti a ritrovarsi ed a confrontarsi con la realtà quotidiana, dalla quale fino ad allora erano stati messi al riparo; per fortuna ci sono gli amici di sempre… ed anche qualcos’altro. Il film, auto-prodotto e girato con un budget bassissimo, è un bel quadretto scanzonato dal quale affiora tanta buona volontà, qualche virtuosismo tecnico ed il tentativo (in buona parte riuscito) di rendere quel piccolo mondo confuso fra antico e moderno che oggi si può ritrovare in tanti comuni italiani, fra contraddizioni di ogni genere. Certo, qualche volta gli attori recitano su registri diversi e qualche personaggio che sembra centrale scompare, insomma si vede che è un’opera primissima… però i numeri ci sono e questo film non ha nulla da invidiare a certe opere un po’ troppo giovanilistiche di autori già affermati che girano abbastanza spesso nei nostri cinema.
LE DOLCI COLLINE – Del tutto diverso dal precedente è invece “Le dodici colline”, di Fabio Palmieri, in cui si descrive la lotta che Lucy è inaspettatamente costretta ad intraprendere per liberarsi dalle sue catene, in senso letterale e figurato. Da un film di generazione si passa ad un film di genere, in cui l’atmosfera da thriller si mescola a venature apparentemente horror. Il contesto estremo di contrasto fra gli interni cupi, claustrofobici e quasi soffocanti, e gli esterni che riflettono una natura tranquilla ed assolata, la buona direzione degli attori, l’attenzione ai particolari, sono tutte note a favore di un film a volte cruento ma davvero affascinante. Girato con intento sperimentale e secondo scelte registiche ben precise, il film di Palmieri – che nell’incipit si ispira allo Stephen King de “Il gioco di Gerald” – conduce lo spettatore tramite una tensione crescente, facendogli rivivere emotivamente il dramma della protagonista e trasportandolo nel bel mezzo di una sorta di trance ipnotica, fino all’esito finale. Accuratissima la scelta della colonna sonora che accompagna una storia così fosca, violenta ma profondamente appassionante.
15/06/2009
Domenico Spena