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Chiusa l’esperienza con la città del Cairo, al Madre di Napoli è di “scena” Istanbul. La metropoli turca e il capoluogo campano hanno una magia comune, si rispecchiano nel Mediterraneo, il Mare Nostrum come lo chiamavano i romani. Unica vera forma di globalizzazione, Impero multietnico e multireligioso che trovava la propria unità nella cultura latina della legge, nel rispetto delle tradizioni di ogni popolo; tutti gli abitanti dell’Impero erano infatti cittadini romani con uguali diritti e doveri. Istanbul e Napoli hanno usato l’arte come veicolo di comunicazione, di comprensione, di scambio e di pace.
TRANSIT 2 – Il nuovo progetto descrive l’incontro tra un artista napoletano, Danilo Correale, e due artisti turchi, Didem Özbek e Osman Bozkurt, e il passaggio in due spazi e due tempi diversi: la prima tappa nella Project Room del Museo Madre da mercoledì 1° luglio, la seconda ad Istanbul negli spazi di PiST ///Interdisciplinary Project Space il prossimo 8 settembre, inserita come evento collaterale della XI Biennale di Istanbul. Un legame quello tra le due città che parte dal Mare Nostrum, passa per la fondazione della più antica comunità italiana all’estero, si sviluppa nell’800, quando i nostri emigranti hanno contribuito in maniera straordinaria, lavorando come manovali, architetti ed artisti allo sviluppo della città turca, ed arriva attraverso l’arte al progetto Transit.
LE NUOVE IMPLEMENTAZIONI – Anche questa volta la mostra è accompagnata da Empathy, progetto di Urban Art di Mariangela Levita. I lavori esposti riflettono in maniera diversa sulle migrazioni dei popoli ma anche sulla sedimentazione e i cambiamenti ideologici e politici che gli spostamenti dell’uomo provocano nella geografia, nel tessuto sociale e produttivo di una città. “The Istanbul Symphony” è il progetto di Danilo Correale, una suite musicale divisa in tre sezioni ispirata al contesto tradizionale e socioculturale della contemporanea Istanbul. Affidandosi unicamente al suono dei cimbali “Istanbul”, brand di illustre tradizione manifatturiera turco-armena, Correale imbastisce una performance in cui delega al suono metallico di questo glorioso strumento nazionale il ruolo fondamentale di rievocare memorie, sensazioni e percezioni antiche e moderne, innescando, tramite l’interpretazione di musicisti napoletani, una sinergia tra le vibrazioni delle due città.
IL PASSATO – L’idea di archivio, raccolta di informazioni e sedimentazioni da cui riaffiorano connessioni e memorie, inteso come processo artistico, informa tanto l’installazione di Correale quanto il progetto di Didem Özbek e Osman Bozkurt. Partendo dall’indagine socio-urbanistica dell’antico quartiere europeo di Pangalti – frazione del più noto Pera di Istanbul – dove è ubicato PiST /// interdisciplinary artist Space, gli artisti elaborano un’eclettica analisi sulle tracce di una presenza italiana ormai depositata sotto l’oblio dell’amnesia collettiva. Seguendo gli spunti letterari di Marmara, i ricordi sbiaditi dei proprietari di una classica drogheria d’angolo chiamata Napoli e le immagini d’archivio degli emigrati italiani di tardo ‘800 recuperati nell’antico palazzo Garibaldi, sede della Società Operaia Italiana di Mutuo Soccorso in Costantinopoli, riaffiora il passato levantino del quartiere. Infine, una passeggiata metaforica per la Grand Rue Pangaldi che porta a riflettere sul cambiamento dei flussi migratori. Il gioco della lotteria che accoglie il visitatore all’ingresso del Museo, significativamente intitolato “Viaggio da Sogno ad Istanbul”, assume il compito di invertire nuovamente questo flusso e portare un italiano a visitare il quartiere e a prendere così parte alla seconda fase della mostra.
