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È sorprendente notare come la macchietta, numero comico, a metà strada tra un monologo ed una canzone umoristica, nato tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900, sia ancora tanto amato ed apprezzato dal pubblico, come dimostrato ieri sera da Vittorio Marsiglia in “Intrigo al Caravan Petrol”, commedia scritta da Gino Rivieccio, con la collaborazione di Gianni Puca, per la regia di Gaetano Liguori. Lo spettacolo è una sorta di noir comico, ambientato in un night club “tempi nostri” dalle atmosfere però segnatamente anni ‘70, in cui ruotano le vicende di bizzarri personaggi tra cui un commissario, un ispettore, un mago, un parcheggiatore, un direttore e provocanti e procaci soubrette, tutti coinvolti in uno strano e misterioso caso di sparizione. A sparire è lo stesso Marsiglia che nello spettacolo finisce con il vestire gli abiti di diversi personaggi, esibendosi dal vivo, alla maniera da night, proprio nei pezzi più in voga degli anni ‘60 e ‘70 e regalando al pubblico copiose risate con alcune delle più note macchiette.
GRANDE MARSIGLIA – Reso noto al grande pubblico dall’amato programma televisivo “Il pranzo è servito”, in cui affiancava il compianto Corrado Mantoni, Marsiglia anche in questo spettacolo si conferma l'unico e l'ultimo interprete delle macchiette, genere completamente dimenticato, di cui Vittorio sa, con la sua sapiente “comicità vintage”, rendere moderno. Tante dunque le autentiche risate che strappa al pubblico con le note canzoncine ironiche e burlesche, fiore all’occhiello di tanti importanti comici del ‘900,tra cui lo stesso Principe De Curtis, che fa capolino sul palcoscenico del grande Teatro a lui intitolato.
A RIVIECCIO PIACE “FAR RIDERE FACILE” – Lo spettacolo, nonostante la buona regia di Liguori, gli originali e appropriati costumi di Maria Pennacchio e le indovinate scenografie di Tonino Ronza, non convince pienamente, forse perché ricalca per molti aspetti lo stampo di commedie già viste, come “La Gente vuole ridere” di Vincenzo Salemme, che ricorda sia nella location che nella scelta dei personaggi, ma soprattutto perché l’ironia di Rivieccio si fonda su facili luoghi comuni che strappano agevoli risate.
