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Ucciso a 17 anni perché non voleva affiliarsi al clan. Il 25 aprile 2009 Ciro Fontanarosa fu freddato da sette colpi di pistola dopo aver detto no alla famiglia camorristica Contini, attiva nel centro storico di Napoli. Oggi i carabinieri hanno arrestato tre persone ritenute responsabili dell’efferato omicidio, compiuto per dimostrare che nessuno può delinquere per proprio conto nel territorio controllato dai Contini.
L’OMICIDIO – Il 25 aprile dello scorso anno, Ciro Fontanarosa era con il cugino in una strada del quartiere popolare di Sant’Antonio Abate, nella zona della stazione centrale di Napoli, quando due sicari in moto hanno aperto il fuoco contro di lui. Sette colpi di pistola terminati con un una pallottola alla nuca per essere sicuri di averlo ammazzato. Un agguato brutale che la camorra compie nei confronti dei boss.
GLI ARRESTI – Le forze dell’ordine hanno fermato il 30enne Ettore Bosti e il 34enne Vincenzo Capozzoli. Il primo, figlio di Patrizio, padrino del clan Contini, arrestato in Spagna nel 2008 e detenuto da allora in regime di 41 bis, avrebbe ordinato l’omicidio , mentre il secondo ne sarebbe l’esecutore. Per favoreggiamento aggravato, è stato arrestato anche il 22enne Cristian Barbato, cugino della vittima e testimone dell’agguato.
PASSATO DIFFICILE – Ciro Fontanarosa, incensurato, era figlio di Antonio, malvivente morto il 5 gennaio del 1999 al termine di un tentativo di rapina in un ufficio postale di Secondigliano. Quel giorno il padre di Ciro sbucò da un foro praticato nel pavimento del locale, ma si trovò di fronte un carabiniere che doveva compiere alcune operazioni postali; il militare intimò a Fontanarosa l’alt, ma quest’ultimo, armato, non si fermò costringendo il carabiniere ad ucciderlo. Dopo questo episodio, il ragazzo era diventato a sua volta una “testa calda”.
