Campaniasuweb - LA TUA REGIONE A PORTATA DI CLICK

15°

mercoledì 23 mar 2016 aggiornato alle 12:20

15°

17 marzo 1891: la storia dimenticata dell’Utopia, il Titanic italiano

Un tragedia in cui persero la vita 562 persone. Il piroscafo era partito da Napoli con a bordo emigranti meridionali a caccia del sogno americano

Il 17 marzo 1891 si vericò una sciagura passata quasi inosservata e della quale si conosce molto poco. A distanza di 124 anni vogliamo ricordare il naufragio, al largo del porto di Gibilterra, della nave a vapore britannica Utopia. Un nome che era il presagio del suo destino (in greco la parola “utopia” significa “in nessun luogo”). Il piroscafo portava 3 passeggeri di prima classe, 3 clandestini, 59 membri dell’equipaggio agli ordini del capitano John McKeague e 813 emigranti, quasi tutti meridionali.

C’è un alone di mistero sull’affonfamento dell’Utopia e sulla lista dei suoi passeggeri. Quel giorno del 17 marzo 1891 pioveva ed il mare era molto mosso. La nave doveva dirigersi al solito molo, occupato però da due navi da guerra britaniche, la Anson e la Rodney. Il capitano McKeague si giustificò dicendo di essere stato accecato dalle luci della Anson, credette che la nave fosse più lontana di quanto in realtà non era e provò a virare per tornare al largo. Tutto inutile: l’Utopia si schiantò contro lo sperone sommerso della corazzata inglese che squarciò il piroscafo. Il buco, dalla grandezza di cinque metri, imbarcò così tanta acqua che la nave affondò in 20 minuti ad una profondità di 16 metri.

La Utopia si rovesciò quasi istantaneamente di 70 gradi, distruggendo le scialuppe. I sopravvissuti si salvarono aggrappandosi alla dritta della nave per poi nuotare nel mare gelido di Gibilterra. Le vittime, invece, rimasero intrappolate sott’acqua. Se la cavarono in 318: 290 passeggeri di terza classe, due di prima, tre interpreti italiani e 23 membri dell’equipaggio. Gli altri 563 (la cifra non è nemmeno esatta) erano o morti o dispersi.

I tribunali Italiani condannarono gli Henderson Brothers, proprietari della Anchor Line, a risarcire le vittime ma, a seguito di rifiuto da parte degli armatori scozzesi, si innescò un contenzioso legale di cui si occuparono per ben 5 anni i rispettivi ministeri degli affari esteri (quello inglese e quello Italiano) nei tribunali di Napoli. L’Utopia, invece, fu recuperata e riparata e riprese a navigare nello stesso anno solcando i mari fino alla sua definitiva radiazione avvenuta nel 1900.

Una tragedia dimenticata i cui protagonisti sono contadini campani, calabresi, siciliani che, con una valigia di cartone e pieni di speranza, affrontarono un viaggio avventuroso con l’unico obiettivo di condurre se stessi e le loro famiglie verso il sogno americano. Ma le loro storie, insignificanti rispetto a quelle dei ricchi passeggeri del Titanic, si sono inabissate per sempre con l’Utopia.

Leggi anche