«Si o cumpariell miiii e mai nessuno ti fermerà ti voglio bene»; «Riest semp o cumpagn e bank preferit mi ..»; «Lo so che non puoi leggere sto messaggio ma per quando potrai ti voglio dire che nonostante tutte le difficoltà devi essere sempre forte un bacio fratm o geme in bocca al lupo!»; «O geme Mannag a te stai semp rint o core mj tvb ora t ho visto in tv ho sentito il nome e il cognome speravo ke nn eri tu ma uno ke aveva il tuo nome e cognome, k caz e cumbinat»; «Il mio pensiero va a te vita miiii ti voglio bene e sappi che io ci sarò sempre tvb e riest semp o cumpariell miii bell, notte»; «Fratm tieni duro!! Ca si nu lion». Sono solo alcuni dei commenti postati sulla bacheca di Gianluca Ianuale, il ventenne che ha sparato all’ucraino Anatolij Korol. Ma non è tutto: adesso è possibile ricostruire l’albero genealogico del delinquente di turno attraverso i social. Parenti, fratelli, sorelle, cugini sono tutti esposti e presenti.
Tra i profili pubblici c’è quello del fratello Roberto Ianuale o di Nicola Kokkino Ianuale. Roberto Ianuale, nell’Informazione della pagina scrive di aver studiato presso “ISIS Europa” ed è seguito da 150 persone. Nicola Ianuale (anch’egli seguito da 150 persone) si definisce promotore del team Angels of Love, un’organizzazione incentrata sul settore entertainment e che accoglie l’approvazione di oltre 83.000 unità.
Ci sono riferimenti alla loro vita quotidiana, alle vacanze ma anche allo spaccio, al carcere. Non mancano i commenti di amici che comprendono bene cosa significhi quella vita. In data 13 agosto 2015 Roberto Ianuale scrive: «Tutti hanno un angelo custode… Il mio l’hanno arrestato per spaccio!!». È così: tra i loro profili ci sono foto di cannabis, strisce di cocaina, manette. Quando qualcuno ha provato a utilizzare “la parola contraria” in tanti si sono accaniti e lo hanno zittito in malo modo. Sotto ad una foto che ritrae un uomo dietro le sbarre c’è il seguente commento di Tommaso di Mauro: «Ma chi song ij quand m fumav a sigaretta e ascpttav o passegg ahahaha», ovvero: «Ma sono io quando mi fumavo una sigaretta e aspettavo l’ora d’aria».
Tutto vero, tutto a portata di un click; tutto ottenibile senza sforzi, senza grandi ricerche in emeroteca e senza lunghe conversazioni con organi competenti, professionisti, autorità. C’è solo una voce fuori dal coro sulla bacheca di Gianluca Ianuale ed è quella di Luca Gumina il quale scrive: «ma pens ca ca ncop a sta bachec nun sadda scrvr nnt..»; ovvero, «penso che su questa bacheca non si debba scrivere niente». Ha l’occhio lungo probabilmente Gumina: forse sa che i social sono per loro un’arma a doppio taglio; basti pensare che Gianluca Ianuale e Marco Di Lorenzo sono stati individuati anche grazie ad un borsello indossato in una foto del profilo.
Ma quello che, probabilmente, neanche Luca Gumina ha compreso è che la prima ragione per la quale non dovrebbero scrivere è proprio perché la linea di confine tra legalità e illegalità, tra etica e immoralità, giustizia e criminalità è diventata troppo sottile e decisamente inammissibile.





