Se ci pensate, fa ridere. Fa ridere che ancora oggi, nel 2015, scoppi il caso se un topo viene trovato morto in una strada, se un editore, a ragione, si lamenta che né l’ASIA, né l’ASL intervengono per rimuovere il cadavere e se su facebook parte il boicottaggio a suddetto editore. Fa ridere perché dimostra quanta incoerenza ci sia tra i napoletani. Che hanno già dimenticato, evidentemente, l’emergenza rifiuti di qualche anno fa.

Qui non stiamo parlando di scagliarsi contro questa o quella forza politica. Qui il sindaco non c’entra niente. Qui parliamo di una strada, i Decumani, e di un topo morto; parliamo di turisti che, divertiti dalla cosa, si sono fatti foto vicino al cadavere e di un lavoratore, un professionista, che giustamente, pagando tasse e contributi, vuole vedere quel cadavere rimosso. Da chi ne ha il compito e la responsabilità.
E invece sui social parte la gara all’insulto: “radical chic”, hanno chiamato Edgar Colonnese, della Libreria Colonnese a San Pietro a Majella. Perché non ha voluto fare da solo e ha deciso di denunciare un disservizio. Era domenica, va bene. Lo spazzino dell’ASIA non sapeva che numero chiamare dell’ASL. L’unica cosa che sapeva era che non è compito suo rimuovere carcasse varie ed eventuali. Anzi, gli è proprio vietato. E quindi? Quindi bisogna chiamare l’ASL, ma l’ASL – ha spiegato Colonnese – poteva intervenire solo il giorno dopo, cioè lunedì. Un giorno e una notte a macerare per il cadavere. E chissà se gli avranno fatto anche la veglia funebre.
Questa storia del topo, comunque, a parte far ridere dimostra una cosa. Non che a Napoli i ratti infestino ancora le strade. Per carità. Piuttosto dimostra che c’è un minimo comun denominatore tra le grandi metropoli italiane. Roma e Napoli, in questo caso. È la mancanza, cioè il ritardo, cioè l’incapacità effettiva, dei servizi fondamentali che dovrebbero essere garantiti alla cittadinanza. Dai trasporti al ritiro dell’immondizia.
Il topo morto è solo un topo morto. Come ce ne saranno a decine, centinaia se non migliaia nelle fognature.
Il problema, piuttosto, è l’incapacità di un sistema – appesantito da anni di burocrazia e di cattiva gestione (non so che numero chiamare, ha detto lo spazzino a Colonnese; e non possiamo intervenire fino a domani, ha rilanciato l’ASL) – di autosostenersi. Di rispondere alle criticità che, di volta in volta, si presentano.
Un buon cittadino non è colui, o colei, che si sostituisce all’ordine, alla legge e all’amministrazione. Il buon cittadino è quello che fa il suo dovere. Ma ripulire una strada non è il compito di un buon cittadino. E questo nonostante negli ultimi mesi si siano alternate le iniziative per tenere pulite le piazze (leggi: CleaNap) e per riqualificare spazi pubblici. Iniziative che, preciso, andrebbero interpretate come eccezioni alla regola e non come regola esse stesse.
Se paghiamo per un servizio, dobbiamo pretenderlo. Non c’è niente di strano in quello che ha scritto e detto Edgar Colonnese. Al contrario, è strano l’atteggiamento omertoso di chi non vuole denunciare la realtà – e quindi un problema – e invita i cittadini a fare le pulizie da soli.





