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mercoledì 16 dic 2015 aggiornato alle 12:20

Il topo morto, i selfie dei turisti e il dovere di denunciare

Domenica scorsa, nei Decumani, a pochi passi dalla Libreria Colonnese, è stato trovato il cadavere di un topo. E visto il caldo, visti i turisti, il proprietario della libreria ha chiesto – prima all’ASIA, poi all’ASL – che venisse rimosso. Ma inutilmente

Se ci pensate, fa ridere. Fa ridere che ancora oggi, nel 2015, scoppi il caso se un topo viene trovato morto in una strada, se un editore, a ragione, si lamenta che né l’ASIA, né l’ASL intervengono per rimuovere il cadavere e se su facebook parte il boicottaggio a suddetto editore. Fa ridere perché dimostra quanta incoerenza ci sia tra i napoletani. Che hanno già dimenticato, evidentemente, l’emergenza rifiuti di qualche anno fa.

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Qui non stiamo parlando di scagliarsi contro questa o quella forza politica. Qui il sindaco non c’entra niente. Qui parliamo di una strada, i Decumani, e di un topo morto; parliamo di turisti che, divertiti dalla cosa, si sono fatti foto vicino al cadavere e di un lavoratore, un professionista, che giustamente, pagando tasse e contributi, vuole vedere quel cadavere rimosso. Da chi ne ha il compito e la responsabilità.

E invece sui social parte la gara all’insulto: “radical chic”, hanno chiamato Edgar Colonnese, della Libreria Colonnese a San Pietro a Majella. Perché non ha voluto fare da solo e ha deciso di denunciare un disservizio. Era domenica, va bene. Lo spazzino dell’ASIA non sapeva che numero chiamare dell’ASL. L’unica cosa che sapeva era che non è compito suo rimuovere carcasse varie ed eventuali. Anzi, gli è proprio vietato. E quindi? Quindi bisogna chiamare l’ASL, ma l’ASL – ha spiegato Colonnese – poteva intervenire solo il giorno dopo, cioè lunedì. Un giorno e una notte a macerare per il cadavere. E chissà se gli avranno fatto anche la veglia funebre.

La Libreria Colonnese di San Pietro a Majella
La Libreria Colonnese di San Pietro a Majella

Questa storia del topo, comunque, a parte far ridere dimostra una cosa. Non che a Napoli i ratti infestino ancora le strade. Per carità. Piuttosto dimostra che c’è un minimo comun denominatore tra le grandi metropoli italiane. Roma e Napoli, in questo caso. È la mancanza, cioè il ritardo, cioè l’incapacità effettiva, dei servizi fondamentali che dovrebbero essere garantiti alla cittadinanza. Dai trasporti al ritiro dell’immondizia.

Il topo morto è solo un topo morto. Come ce ne saranno a decine, centinaia se non migliaia nelle fognature.

Il problema, piuttosto, è l’incapacità di un sistema – appesantito da anni di burocrazia e di cattiva gestione (non so che numero chiamare, ha detto lo spazzino a Colonnese; e non possiamo intervenire fino a domani, ha rilanciato l’ASL) – di autosostenersi. Di rispondere alle criticità che, di volta in volta, si presentano.

Un buon cittadino non è colui, o colei, che si sostituisce all’ordine, alla legge e all’amministrazione. Il buon cittadino è quello che fa il suo dovere. Ma ripulire una strada non è il compito di un buon cittadino. E questo nonostante negli ultimi mesi si siano alternate le iniziative per tenere pulite le piazze (leggi: CleaNap) e per riqualificare spazi pubblici. Iniziative che, preciso, andrebbero interpretate come eccezioni alla regola e non come regola esse stesse.

Se paghiamo per un servizio, dobbiamo pretenderlo. Non c’è niente di strano in quello che ha scritto e detto Edgar Colonnese. Al contrario, è strano l’atteggiamento omertoso di chi non vuole denunciare la realtà – e quindi un problema – e invita i cittadini a fare le pulizie da soli.

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