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giovedì 13 ago 2015 aggiornato alle 15:20

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La crisi italiana: il Sud cresce la metà della Grecia

Secondo il Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2015, si va verso uno stato di sottosviluppo permanente. Le regioni con il più alto rischio di povertà sono la Sicilia e la Campania

Allarme povertà per il mezzogiorno: una persona su tre a rischio al Sud, una su dieci al Nord. Secondo il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2015, «il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente». La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%).

povertà

Dal 2000 al 2013, l’Italia è stato il Paese che è cresciuto meno di tutti i paesi considerati, +20,6% rispetto al +37,3% dell’area Euro a 18, addirittura meno della Grecia, che ha segnato +24% quale effetto della forte crescita negli anni pre crisi, che è riuscita ad attenuare in parte il crollo successivo. Il Mezzogiorno è cresciuto solo del 13%, la metà della Grecia. 

Nel periodo 2011-2014 le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190mila nuclei, passando da 511mila a 704mila al Sud e da 570mila a 766mila al Centro-Nord. A livello di reddito, guadagna meno di 12mila euro annui quasi il 62% dei meridionali, contro il 28,5% del Centro-Nord. Particolarmente pesante la situazione in Campania (quasi il 66% dei nuclei guadagna meno di 12mila euro annui). 

Dati allarmanti sul fronte dell’occupazione per le donne, che continuano a lavorare poco: nel 2014 a fronte di un tasso di occupazione femminile medio del 64% nell’Europa a 28 in età 35-64 anni, il Mezzogiorno è fermo al 35,6%. Il capitolo “giovani e lavoro” mostra una frattura senza paragoni in Europa: gli under 34 italiani hanno perso dal 2008 al 2014 oltre 1 milione e 900mila posti di lavoro, pari a -27,7%, di cui quasi il 32% al Sud. Nella fascia d’età 45-54 anni e 55-64 i posti di lavoro sono cresciuti rispettivamente di 696mila unità e di oltre 1 milione. Il Sud negli anni 2008-2014 perde 622mila posti di lavoro tra gli under 34 e ne guadagna 239mila negli over 55.

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