Allarme povertà per il mezzogiorno: una persona su tre a rischio al Sud, una su dieci al Nord. Secondo il Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2015, «il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente». La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%).

Dal 2000 al 2013, l’Italia è stato il Paese che è cresciuto meno di tutti i paesi considerati, +20,6% rispetto al +37,3% dell’area Euro a 18, addirittura meno della Grecia, che ha segnato +24% quale effetto della forte crescita negli anni pre crisi, che è riuscita ad attenuare in parte il crollo successivo. Il Mezzogiorno è cresciuto solo del 13%, la metà della Grecia.
Nel periodo 2011-2014 le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190mila nuclei, passando da 511mila a 704mila al Sud e da 570mila a 766mila al Centro-Nord. A livello di reddito, guadagna meno di 12mila euro annui quasi il 62% dei meridionali, contro il 28,5% del Centro-Nord. Particolarmente pesante la situazione in Campania (quasi il 66% dei nuclei guadagna meno di 12mila euro annui).
Dati allarmanti sul fronte dell’occupazione per le donne, che continuano a lavorare poco: nel 2014 a fronte di un tasso di occupazione femminile medio del 64% nell’Europa a 28 in età 35-64 anni, il Mezzogiorno è fermo al 35,6%. Il capitolo “giovani e lavoro” mostra una frattura senza paragoni in Europa: gli under 34 italiani hanno perso dal 2008 al 2014 oltre 1 milione e 900mila posti di lavoro, pari a -27,7%, di cui quasi il 32% al Sud. Nella fascia d’età 45-54 anni e 55-64 i posti di lavoro sono cresciuti rispettivamente di 696mila unità e di oltre 1 milione. Il Sud negli anni 2008-2014 perde 622mila posti di lavoro tra gli under 34 e ne guadagna 239mila negli over 55.