Sei tartarughe salvate in sei giorni. Otto nei primi 45 giorni del 2016. Prosegue con numeri sempre più importanti il lavoro del Centro Tartanet dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. Le sfortunate caretta caretta sono state recuperate tra giovedì e martedì scorso. Erano rimaste intrappolate nelle reti da pesca ma ora stanno bene e sono al sicuro presso la Stazione zoologica Anton Dhorn di Napoli dove resteranno per diversi mesi per ricevere tutte le cure del caso. In questo periodo, infatti, è sconsigliabile rimetterle in mare a causa della bassa temperature delle acque che le intorpidisce e le rende più vulnerabili. Saranno liberate in primavera quando le condizioni climatiche saranno più miti e meno pericolose per la loro sopravvivenza.
Tre di queste sono di grosse dimensioni, mentre le altre hanno un carapace più ridotto. Tutte e sei, però, non hanno nessuna targhetta di riconoscimento: sono esemplari “nuovi” e mai registrati da nessun centro di recupero. «Questo dimostra come il numero di tartarughe presente nelle nostre acque sia sempre più in crescita – sottolinea il direttore del Parco Marino di Punta Campanella, Antonino Miccio – Continueremo quindi a lavorare per salvaguardare questo meraviglioso abitante dei mari». Del resto, nelle ultime estati, le nidificazioni di caretta caretta lungo le coste del Cilento erano un chiaro segnale: le tartarughe stanno tornando ad essere ben presenti nel mare della Campania.
Dal 2007 il centro Tartanet del Parco ha recuperato oltre 130 esemplari contribuendo in maniera importante alla salvaguardia delle caretta caretta nel Mediterraneo. Per proteggere ancor di più le testuggini, sarà aperta una nuova struttura a Marina del Cantone o a Puolo: «Sarà anche un luogo di informazione ed educazione ambientale – dichiara il Presidente dell’AMP Punta Campanella, Michele Giustiniani – ma soprattutto di attrazione turistica in sinergia con il nuovo Centro Visite, il Campo Ormeggio e Marina della Lobra. L’obiettivo è quello di creare un circuito virtuoso per uno sviluppo di un turismo sostenibile e di qualità per Massa Lubrense e l’intera costiera. Il Parco deve tutelare ma anche essere fruibile».





