Un sequestro preventivo di beni per 239,7 milioni di euro è stato eseguito dall’Agenzia delle Dogane di Napoli e dalla Capitaneria di Porto nei confronti della società Kuwait Petroleum Italia. Secondo la Procura partenopea, l’ammontare è pari al profitto ottenuto mediante lo smaltimento illecito di rifiuti di lavorazione pericolosi. Le indagini avevano già portato nel novembre 2013 al sequestro di attrezzature dell’azienda.
Sono otto gli indagati, tra cui Alessandro Gilotti, legale rappresentante della società, e Roberto Zaccaro, direttore delle risorse umane, acquisti e appalti della Kuwait Petroleum Italia di Roma. Sono accusati di stoccaggio di ingenti volumi di rifiuti pericolosi (42mila metri cubi di acque oleose) nei serbatoi installati nel deposito fiscale Kuwait di Napoli e del loro successivo smaltimento illecito al fine di non sostenere le spese per il corretto trattamento delle sostanze.
Secondo la procura le intercettazioni telefoniche e le mail provenienti dai computer sequestrati «hanno consentito di risalire all’esistenza di un accordo tra i responsabili del deposito di Napoli e i vertici della società Kuwait spa, nonché di riscontrare come l’illecito smaltimento dei rifiuti sia stato oggetto di una scelta consapevole della società, allo scopo di non affrontare gli oneri economici derivanti dall’osservanza della normativa in materia, introitando in tal modo le somme che avrebbero dovuto essere impiegate e che costituiscono l’illecito profitto sottoposto a sequestro».





