Quegli scontri fra il primo e secondo tempo di Napoli-Sampdoria potrebbero non essere un fatto isolato. L’incubo peggiore per tutti i tifosi perbene della squadra di Sarri, quelli che non vogliono aver nulla a che fare con un manipolo di criminali che si comporta da padrone del territorio, è quello di rivedere certe scene, quel fuggi fuggi generale verso le uscite più vicine, il panico alla vista di coltelli e mazze pronti a colpire il tifoso amico-avversario. Le indagini avviate dalla Digos della Questura e dalla squadra mobile sono ora confluite sul tavolo di Giuseppe Borrelli, coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. L’ipotesi più fondata è infatti quella di un regolamento di conti fra clan, gli stessi che in questi mesi stanno spargendo sangue a Napoli fra il Rione Sanità e Forcella: da un lato i fedelissimi dei Mazzarella-Del Prete, dall’altro le “nuove leve” degli Amirante-Sibilio-Giuliano-Brunetti, i “capuzzielli” da strada, quelli che la stampa ha soprannominato “baby killer” per la giovane età e l’assoluta freddezza quando si tratta di premere il grilletto.
Riuniti sotto la sigla “Mastiffs” (tra i quali, è bene specificarlo, esistono anche persone normali), i Sibilio sono ora in rotta anche col clan Sequino-Esposito del Rione Sanità, lo stesso che domenica scorsa intimò loro di sparire da quella Curva. «Questa geografia criminale si replica sulla Curva A del San Paolo da anni, da ben prima che io diventassi assessore». A parlare con noi è Pina Tommasielli, ex delegata allo Sport della Giunta de Magistris: «Da anni denuncio le peggiori illegalità che si vedono al San Paolo: spaccio di cocaina e hashish, vendita di qualsiasi alimento in spregio alle basilari norme igienico-sanitarie, impunità di alcune frange del tifo che si richiamano a certe sigle ultras». Il problema, secondo Tommasielli, è radicato e costante: «Non è che ora scopriamo l’acqua calda perché ci sono stati gli scontri. La “geografia criminale” delle curve riflette un po’ quella frammentata della città: ci sono i gruppi del Rione Traiano, di Scampia, del centro storico, della Sanità, di Forcella». In uno scenario così diversificato il rischio di scontri è sempre dietro l’angolo, soprattutto se, come in questi mesi, è in atto una faida fra chi vuole scalzare con ogni mezzo i vecchi boss e questi ultimi, ben decisi a mantenere il controllo del business illegale in città e sulle curve.
Tommasielli, anche pubblicamente sul suo profilo Facebook, denuncia poi la latitanza del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza, «che si riunisce al San Paolo durante ogni partita. Strano che non vedano mai nulla di quanto accade ogni domenica su quegli spalti, a prescindere dagli scontri». Il Comitato, istituito presso ogni prefettura italiana, è composto dal questore, dal sindaco (o da un suo delegato), dai comandanti provinciali dei carabinieri, della guardia di finanza e del corpo forestale e dai sindaci di altri eventuali Comuni interessati. «Che fanno? Di cosa si occupano? – denuncia la Tommasielli – non vedono quello che succede in tutti gli stadi italiani durante ogni partita?». Fatto sta che certa gente, forte di un potere non ben chiaro da chi legittimato, continua a fare il bello e il cattivo tempo in mezzo a tante persone perbene che chiedono solo di passare 90 minuti in santa pace: «Inutile girarci intorno: costoro si comportano come un vero e proprio “parastato” criminale, che pretende di controllare tutto, finanche l’ordine pubblico. Decidono loro se dare vita o meno a scontri fra opposte tifoserie, se è il caso di stare tranquilli o se bisogna colpire. Queste cose le denuncio da tempo, inascoltata. Mi sono sempre scontrata con un muro di omertà e “lascia fare” che è ormai la norma».





