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giovedì 13 ago 2015 aggiornato alle 15:20

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Strage di via Caravaggio, i familiari delle vittime si oppongono all’archiviazione dell’indagine

L’udienza si terrà il 16 ottobre. Il caso è stato riaperto 37 anni dopo il triplice omicidio esaminando il dna su alcuni reperti ritrovati sulla scena del delitto e custoditi in un deposito del Tribunale

È stata fissata per il 16 ottobre, davanti al gip del Tribunale di Napoli, l’udienza in camera di consiglio in seguito all’opposizione, presentata dal legale dei familiari delle vittime, contro l’archiviazione dell’indagine sulla strage di via Caravaggio, il triplice omicidio avvenuto nel 1975 in un appartamento a Napoli. L’atto di opposizione è stato depositato nei giorni scorsi dall’avvocato Gennaro De Falco, che chiede al giudice di rigettare la richiesta di archiviazione del pm Luigi Santulli e di disporre l’iscrizione nel registro degli indagati dei soggetti nei cui confronti potrebbero emergere elementi.

Angela Santangelo, una delle tre vittime della strage di via Caravaggio
Angela Santangelo, una delle tre vittime della strage di via Caravaggio

Le vittime del triplice omicidio furono Domenico Santangelo, ex capitano di lungo corso, la sua seconda moglie, Gemma Cenname, ostetrica, e la figlia di primo letto di Santangelo, Angela, impiegata. Fu arrestato e condannato in primo grado il nipote di Gemma Cenname, Domenico Zarrelli, che fu poi assolto in appello. La Cassazione annullò la sentenza di secondo grado e dispose un nuovo processo davanti alla Corte di Assise di Appello di Potenza che si concluse con l’assoluzione di Zarrelli. Nel 1985 la Cassazione confermò questa sentenza di assoluzione e Zarrelli ottenne un risarcimento per ingiusta detenzione.

Nel 2011, sulla base di alcune segnalazioni, il caso fu riaperto per esaminare il dna sui mozziconi di sigaretta e su uno straccio da cucina ritrovati sulla scena del delitto e custoditi in un deposito del Tribunale. Dagli accertamenti emerse che tracce di dna erano compatibili con il profilo genetico di Domenico Zarrelli, che però non è più processabile per il principio del ne bis in idem (non si può essere processati due volte per lo stesso fatto).

L’avvocato De Falco nel suo ricorso fa riferimento a una richiesta di accertamenti che erano stati sollecitati dalla polizia: essendo stati rilevati sui mozziconi altre tre tracce di dna (due maschili e una femminile) non riconducibili alle vittime, gli investigatori chiedevano alla procura di disporre esami su una serie di soggetti nei cui confronti all’epoca dei fatti le indagini non erano state approfondite. Individuare il dna «assumerebbe schiacciante valenza probatoria», osserva il penalista. L’avvocato solleva anche una questione sul principio del ne bis in idem che «non è un principio costituzionale ma solo processuale» e una «sua eventuale modifica per decreto o addirittura la sua abolizione o più o meno ampia riformulazione non troverebbe ostacolo nel dettato costituzionale». Il legale propone anche una questione di costituzionalità per violazione del principio di ragionevolezza, del principio di uguaglianza di fronte alla legge, per violazione del principio del giusto processo.

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