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sabato 09 gen 2016 aggiornato alle 12:20

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Tutti contro la Bindi. E lei rincara la dose: «Non si può fare la storia di Napoli senza la camorra»

Ha generato un vespaio di polemiche la frase del presidente Antimafia sulla criminalità partenopea. E precisa: «Non ho mai parlato di dna, ma di elemento costitutivo della società di questa città. Per combattere la camorra non possiamo negare la sua esistenza»

«Se qualcuno si è offeso non posso chiedere scusa perché ne sono convinta. Non ho mai parlato di dna. Credo che le camorre siano un elemento costitutivo della storia e della sociologia di questa città e di questa ragione così come le mafie sono elementi costituivi della storia, della sociologia e dell’economia italiana. Queste mie parole le ripeto con convinzione». Lo ha detto Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, al termine delle audizioni della Commissione che si sono svolte a Napoli, in merito alle polemiche su quanto ha dichiarato ieri. La Bindi aveva detto: «La camorra è un dato costitutivo di questa società, di questa città, di questa regione. Siamo particolarmente preoccupati in questa fase».

Rosy Bindi

«La camorra non è nel Dna dei napoletani che non hanno una propensione al crimine. La criminalità rappresenta una minima percentuale della popolazione rispetto ai cittadini che vogliono vivere in pace – ha commentato il procuratore Giovanni Colangelo – La criminalità è una manifestazione patologica e non fisiologica della società napoletana».

E non ci sta neanche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: «Sono saltato sulla sedia quando ho sentito quella frase. La cultura, la storia, il teatro l’umanità sono l’elemento costitutivo di Napoli della Regione e del mezzogiorno. Altra cosa è dire che la camorra è diventata forte perché per troppo anni è andata a braccetto con politica e che ancora esiste. Oggi la camorra non va più a braccetto con l’amministrazione comunale di questa città. La maggior parte dei napoletani è stanca della camorra e della sopraffazione. Non ce la si fa più, c’è richiesta di giustizia che viene ancora prima di richiesta di legalità». E infine: «Con tutti i nostri limiti stiamo facendo la nostra parte – ha aggiunto – non sottovalutiamo quanto accaduto ma non consentiremo a nessuno di interrompere la stagione di rinascita. Come diceva Falcone le mafie sono un fatto umano, hanno un’origine e una fine. Qui è iniziato il riscatto e la ribellione che porterà alla sconfitta della camorra».

Dopo le polemiche, la Bindi rincara la dose: «Prendere consapevolezza di ciò e non negarlo – ha aggiunto – è il primo atto per combatterla, perché dobbiamo rendere permanente e costitutivo nelle nostre società e nostre istituzioni la lotta alla camorra e alle mafie. Fin quando negheremo che ci sono, non le conosceremo e ci volteremo dall’altra parte perché il fatto non ci riguarda apriremo alla criminalità organizzata territori immensi e le consegneremo vite, non solo chi muore ma anche chi spara». Invece, ha concluso, «vogliamo organizzare in maniera permanente e continuativa la lotta alle mafie».

«Chiedo di non confondere sociologia e storia con la biologia – ha aggiunto – io non ho mai parlato di dna, ho parlato di elemento costitutivo della società e della storia di questa città. Non credo si possa fare la storia di Napoli senza la storia delle camorre, come non si può fare la storia dell’Italia senza la storia delle mafie. Il fatto di aver ignorato per troppo tempo questo dato – ha concluso Bindi – ha consentito alle mafie e alle camorre di continuare a essere un elemento costitutivo della città».

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