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giovedì 07 gen 2016 aggiornato alle 23:35

Ethnos, al filo spinato si risponde con l’arte

La Bollywood Masala Orchestra ha battezzato ieri al Mercadante di Napoli la XX edizione del festival internazionale di musica etnica

«Il mondo sta alzando le barriere e noi apriamo le porte». Esordisce così Gigi Di Luca, direttore artistico di Ethnos alla presentazione della XX edizione del Festival che durerà fino al 27 settembre nei comuni vesuviani. «Venti anni sono tanti – annette Di Luca – sono venuti popoli da qualunque paese. E questa edizione è ancora più interessante per la stratificazione territoriale». Napoli, Ercolano, San Giorgio a Cremano, Torre del Greco, Somma Vesuviana, Castellammare di Stabia e Boscotrecase ospiteranno gli spettacoli e i concerti provenienti dai più disparati paesi, dalle più lontane culture. Ad unire realtà altre c’è solo la musica, la danza e – in una sola parola – l’arte.

Bollywod Masala Orchestra 2015

Per l’inaugurazione del Festival, che si è tenuta ieri al Teatro Mercadante di Napoli, vi è stata l’esibizione di Bollywood Masala Orchestra (India). Nel cartellone sono presenti anche gli spettacoli di Acquaragia Drom (Italia/Romania), Synaulia, Söndörgö (Ungheria), Bassekou Kouyaté & Ngoni Ba (Mali) e tanti altri ancora.

IL PROGRAMMA DI ETNHOS

«Questo Festival consente di dare una maggiore attenzione al territorio e all’arte vesuviana. Io lo seguo personalmente da otto anni. Qualcuno alza i muri, mette il filo spinato e noi li abbattiamo, rispondendo con l’arte. Portiamo fuori il sogno sociale». Sono le parole di Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano, uno dei comuni che da sempre ha sposato il progetto. Più comuni, 13 concerti e 8 itinerari per i quali la Regione Campania ha concesso un finanziamento di 170.000 euro (il massimo era 250.000). Sono previsti itinerari sui sentieri del Parco Nazionale del Vesuvio, visite teatralizzate alle ville vesuviane del 1700, degustazioni di prodotti tipici.

Ethnos nasce nel 1995, la prima edizione si tenne nel comune di Ercolano ma il suo successo spinse subito altri comuni ad accoglierlo. Il comune di Napoli ha ospitato il Festival dal 2000. Con l’evento sono stati riaperti luoghi chiusi al pubblico come il Parco dei Quartieri Spagnoli, il Chiostro di San Domenico Maggiore, la Chiesa di San Giovanni Maggiore a Pignatelli, le ville del Miglio d’Oro, la Reggia e il bosco di Portici o le antiche terme di Castellammare.

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