Post-partita Sky, il ciclone si è da poco abbattuto su San Siro. «Mister Sarri, sa che l’ultimo ad aver vinto in casa del Milan per 4-0 fu Josè Mourinho? E quella fu la stagione del triplete. Sarri, pensa che anche il Napoli possa ripetere il triplete?». Già al primo ascolto della parola triplete, Maurizio si era prodotto in una risata trattenuta a stento, uno sbuffo che ben coglie la grande intelligenza che solo un uomo che ha sudato mille e più tute può avere. «Ma se venti giorni fa parlavamo di retrocessione, ora mi parlate di scudetto…». E in un’altra dichiarazione: “Parlare di scudetto è una bestemmia”. Pane al pane e vino al vino. Realismo e umiltà.
Come fai a non amare Maurizio Sarri, il compagno tosco-napoletano. Realismo, quello che porta ad usare Canadair a pieno carico per spegnere l’incendio che la città di Napoli ora ha riacceso. Quel misto di timore, speranza, orgoglio, scaramanzia che non ti fa mai pronunciare la parolina magica, ma che in cuor tuo è adrenalina allo stato puro. E umiltà, quella che ha portato dopo due partite a cambiare il lavoro di un mese abbondante di ritiro, ad abbandonare il trequartista, a riporre in panchina qualche senatore usurato dal tempo e riproporre titolare chi per due anni è ammuffito sulle comode poltroncine azzurre del San Paolo.
Il 17 settembre, Napoli – Club Brugge 5-0, cominciava un mini-ciclo che ci ha portato al Meazza, allo 0-4 che ha travolto i rossoneri. Nel mentre Lazio, Juve e Legia Varsavia (sul muro di Carpi stendiamo un velo pietoso, i migliori ingegneri edili studiano il caso) hanno avuto il piacere di sperimentare sulla propria pelle le magie di Lorenzinho, la forza del Pipita, la resistenza di Calletì, e ancor di più (e lo sottolineo) la ritrovata solidità difensiva, che parte da due uomini: Allan e Jorginho. Il primo, il re degli inserimenti (frutto della sagacia tattica sarriana, del resto il brasiliano nelle stagioni ad Udine aveva segnato un unico gol, indovinate a chi…), frangiflutti inossidabile davanti al quartetto arretrato, il secondo tornato sui livelli di Verona, mai raggiunti in maglia azzurra (e a questo punto lo si può dire, complice il famoso centrocampo a due di Benitez). Con loro in campo, Marekiaro Hamsik può permettersi di giocare mezzala, come desiderava da anni).
E quindi 4-3-3 formula magica? Più che dal modulo, è dalle scelte degli uomini che parte il cambiamento, la trasformazione dal Napoli titubante degli inizi di settembre in questo “squadrone che tremare il mondo fa”. Messo da parte il lento Valdifiori, al quale si deve dare tempo per ambientarsi in una realtà completamente diversa: da Empoli a Napoli, dai 15.000 (se andava bene) del Castellani ai 25.000 (se va male) del San Paolo ci passa ben più di una gamba. È un giocatore da ritrovare, da rivalutare, in un ruolo, quello di regista, che pretende velocità di pensiero e di azione. E un TFR è stato dato anche a Maggio: tantissimi km percorsi, 33 primavere, in tanti aspettavamo di vedere all’opera nel suo ruolo congeniale il più giovane e fresco Hysaj (ambofascia sì, ma esordire in maglia azzurra a sinistra, dopo un campionato quasi interamente giocato a destra, con Mario Rui titolare della fascia opposta, non facilita la vita). L’albanese ha preso possesso del binario destro, e sarà difficile rinunciarvi.
E vogliamo parlare di quella colonna d’ebano che risponde al nome di Kalidou Koulibaly? Restano gli errori da squadra pulcini (il passaggio al centro dell’area di rigore in Napoli – Juventus lo ricordate?) ma anche lì Sarri analizza perfettamente le potenzialità del 26 azzurro («Koulibaly ha fatto 85 minuti da grande giocatore e 5 minuti di cazzate una dietro l’altra», dichiarazione dopo Napoli-Lazio, e ribadisco: come fai a non amare Maurizio Sarri?).
Infine, per gli amanti del calcio, è tornato a coprire la fascia mancina un mancino (ci perdoni Paolo Maldini, uno dei pochi interpreti destrorsi a vestire decentemente il numero 3): macina minuti su minuti Ghoulam, brillantemente tornato titolare, mentre la redazione di “Chi l’ha visto” continua a cercare Strinic (pare sia stato visto nelle vicinanze della panchina). Poche speranze per Camilo Zuniga, il suo volo Bogotà – Napoli si è disperso nel triangolo delle Bermude. A guardia del cuore di noi tifosi, Pepe Reina. Leader, trascinatore, interprete dei nostri sentimenti. Quanti punti in più avremmo avuto l’anno scorso con Pepe? E’ il giochino al quale siamo tutti sottoposti in questo periodo, io a memoria ne dico otto – dieci (tra papere di Rafael e errori di Andujar). La sicurezza che riesce a trasmettere il Vin Diesel madrileno a tutta la squadra è unica, irrinunciabile. Pepe, perché te ne andasti dal tuo quasi omonimo Pep, l’anno scorso? Fortuna che agli errori si può rimediare. Vero José Manuel? Anche Sarri lo sa bene.
Ora basta sogni ad occhi (lucidi) aperti, pensiamo al prossimo mese pieno di impegni. Dopo la pausa nazionale sfida con la capolista Fiorentina (chi l’avrebbe mai detto), e prevediamo un San Paolo gremito in ogni ordine di posto. Poi turno di Europa League ad Herning contro l’FC Midtylland, da non sottovalutare essendo il team danese la nostra diretta concorrente per il primo posto in classifica. Dopo tre giorni, posticipo a Verona contro il Chievo, ed inutile ricordare il male che ci fece “barba” Moscardelli, trasferta sempre ostica. E ancora, turno infrasettimanale contro il Palermo, poi giocheremo alle 15.00 domenica 1 novembre contro il Genoa a Marassi, giovedì 5 sfida a campi invertiti contro il Midtylland e ancora campionato, domenica 8 contro l’Udinese in casa. Sette partite in ventidue giorni. Peccato, bastavano 24 ore in più per poter citare Fenoglio e i suoi ventitré giorni della città di Alba, sostituendola con Napoli.





