Dopo un Bologna – Atalanta di vari campionati fa ‘O Petisso Bruno Pesaola, all’irrispettosa domanda di un giornalista sulla disattesa di un gioco offensivo e spettacolare dei rossoblu, con l’ironia che lo contraddistingueva rispose: «E se vede che l’Atalanta ce ha rubato la idea». La prima mezz’ora di Napoli – Fiorentina può essere tranquillamente riassunta con le parole dell’amato argentino partenopeo, che condivide con Boskov e Nereo Rocco pagine e pagine di citazioni utilizzabili in ogni occasione.
I viola non sono venuti a difendersi e strappare il classico punticino fuori casa. Al San Paolo si vede una formazione ben allenata da Paulo Sousa, che opta per un pressing a tutto campo e per mantenere il pallino del gioco il più possibile tra i propri piedi. Il Napoli è bravo a non perdere la testa, a contenere e ripartire, anche se il Pipita sembra soffrire la gabbia di Astori e Gonzalo Rodriguez. Proprio Astori è autore di un’ottima prova, il dente avvelenato delle trattative estive sfumate da la giusta carica all’ex Cagliari e Roma. Ma dalle nostri parti non siam da meno. Pepe Reina “guida col joystick” (cit. M.Sarri) Koulibaly, il nostro numero 26 ha una superiorità fisica schiacciante, e il portierone spagnolo ci mette la classica “pezza” quando serve. Il primo tempo sfila via, intenso ed equilibrato.
E che accade nell’intervallo? Possiamo immaginare un Sarri versione “Sir Alex Ferguson”, famoso per le “phonate” che era capace di fare ai suoi campioni, Beckham su tutti. La Fiorentina quel ritmo, quel pressing, non poteva mantenerlo per tutta la durata della gara. Provare ad allargare le maglie della difesa viola, fino a quel momento invalicabile, ecco il consiglio giusto al momento giusto. Gli azzurri scendono in campo con un altro atteggiamento, è ora di macinare gioco, e poi serve sempre il colpo del campione. Ed eccolo che arriva: un fendente di Marek Hamsik, talmente preciso che sembra calcolato con riga e squadretta, Tomovic si perde per la prima volta Lorenzinho Insigne, ed il gioco è fatto. Palla a giro sul lato lontano, Tatarusanu battuto, e Napoli in vantaggio. Semplice, lineare, pulito.
La viola però dimostra una voglia di rivalsa da capolista, certo non si arrende al primo colpo. Ed infatti la gara riprende forza, Reina ci salva una prima volta su Kalinic, ed è il preludio del pareggio. Magia di Ilicic, difesa non allineata perfettamente, ed il croato segna l’1-1. Venendo anche ad esultare sotto la A con gesto di sfida, mima il classico “non vi sento”. Aspetta Nikola, aspetta, ti stiamo costruendo il migliore degli Amplifon. A questa bella partita manca lo squillo del Pipita, che è lì che lotta nei sedici metri, con poco spazio a disposizione. Se il bello del desiderio è l’attesa della sua realizzazione, Gonzalo prende coscienza che ha aspettato troppo lì davanti, nella speranza di un pallone buono, giocabile. E quindi decide di far da sé. Viene a centrocampo, approfitta di un errore di Ilicic, ruba e riparte. Uno-due con Mertens (subentrato ad Insigne) e rete da cannoniere, con un tocco lento e preciso. 2-1, e popolo azzurro ad urlare per ben nove volte Higuain: Nikola, hai sentito ora?
Questi tre punti sono importantissimi, giunti dopo una partita sofferta, e vinta con convinzione. Raggiungiamo quota 15 in classifica, a tre dalla vetta, in attesa euforica delle prossima gare. Due trasferte, la prima a Herning, 300 km da Copenhagen, nello Jutland danese, casa del FC Midtjylland. L’avversaria più difficile del girone, molto probabilmente lo affronteremo con le nostre “riserve”, occasione per vedere all’opera Chiriches (molto convincente con la nazionale), Gabbiadini (da lui ci aspettiamo una prestazione importante) e compagni. L’altra a Verona, sponda Chievo, per il posticipo di domenica. Campo notoriamente ostico, difficile. Sarà una gara complicata, da affrontare con carattere: contro le “grandi” il nostro gioco pimpante ha fatto sfracelli, è ora di svoltare anche sui campi delle “piccole” se vogliamo continuare a desiderare quella bella cosa. Scaramanzia portami via.