La Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha inviato alla Camera dei Deputati una richiesta di arresto nei confronti del deputato Fi-Pdl Carlo Sarro. L’accusa è di corruzione aggravata dall’avere agevolato il clan dei Casalesi (fazione Zagaria). Sarro, 55 anni, è vicepresidente della commissione Giustizia e membro della commissione parlamentare di inchiesta sulle mafie.
La richiesta arriva nell’ambito di un’operazione dei Carabinieri del Ros nelle province di Caserta e Napoli culminata con l’esecuzione di 13 provvedimenti cautelari nei confronti di soggetti accusati di associazione di tipo mafioso, corruzione, intestazione fittizia di beni, turbata libertà degli incanti e finanziamento illecito a partiti politici. Arrestati l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, l’ex consigliere regionale Angelo Polverino, l’ex parlamentare Tommaso Barbato, candidato non eletto alle ultime elezioni regionali nella lista Campania Libera in appoggio a Vincenzo De Luca. Nello stesso ambito, è stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di conti correnti per un valore complessivo di 11 milioni di euro.
Carlo Sarro è un avvocato amministrativista di Piedimonte Matese. È alla sua seconda legislatura ed è attualmente vicepresidente della commissione giustizia di Montecitorio e membro della commissione antimafia. Sarro era anche commissario del consorzio Ato 3, che gestisce il ciclo delle acque nella zona vesuviano-sarnese. È accusato di turbativa d’asta aggravata, per una gara di appalto nell’area sarnese-vesuviana, per aver agevolato il clan Zagaria e aver favorito un’impresa di Lorenzo Piccolo.
Tommaso Barbato, ex parlamentare Udeur e candidato non eletto alle ultime elezioni regionali nella lista Campania Libera in appoggio a Vincenzo De Luca, fu protagonista a Palazzo Madama dello sputo al collega Nuccio Cusumano dopo che quest’ultimo aveva annunciato di votare la fiducia a Prodi contro l’indicazione del gruppo Udeur. Per lui l’accusa è di associazione per delinquere: avrebbe favorito gli imprenditori Luciano Licenza, Giuseppe Fontana, Francesco Martino, Vincenzo Pellegrino e Bartolomeo Piccolo offrendo loro appalti in regime di somma urgenza.
Pio Del Gaudio, ex sindaco di Caserta in lista Pdl, avrebbe ricevuto un finanziamento illecito di circa 20mila euro da Giuseppe Fontana, imprenditore edile colluso col clan dei Casalesi, per la campagna elettorale relativa alle elezioni comunali del 2011. In cambio Fontana avrebbe ottenuto la promessa di appalti.
Angelo Polverino, ex consigliere regionale del Pdl, avrebbe ricevuto da Giuseppe Fontana 30mila euro per le Regionali del 2010. È già coinvolto in numerose inchieste sui condizionamenti camorristici nella sanità casertana.
Dalle indagini è emerso che alcuni imprenditori locali avevano presentato una serie di false denunce, per patite estorsioni, contro il boss Michele Zagaria per ottenere una “rigenerazione” degli impresari in odore di Camorra.
Svelato anche un diffuso sistema corruttivo all’interno degli Enti che gestiscono i servizi idrici della Regione Campania: una settantina di imprese, in gran parte legate alla camorra, per compiere riparazioni urgenti alla rete idrica si aggiudicavano i micro lotti di poche decine di migliaia di euro ciascuno, importi inferiori al tetto che impone la certificazione antimafia. Le riparazioni, in realtà, non erano urgenti e in alcuni casi erano inesistenti.
Inoltre, i pm stanno idagando sulla dispersione di una chiavetta usb con documenti importanti rinvenuta nel bunker di Zagaria il giorno della sua cattura ed il suo successivo passaggio di mano in favore di esponenti del clan: Orlando Fontana avrebbe corrisposto 50mila euro a un ignoto pubblico ufficiale della squadra mobile di Napoli per entrare in possesso della pen drive.





