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Campania, fino a 400 euro per un esame medico: «Il diritto alla salute è un privilegio per pochi»

Il budget sanitario regionale è terminato fra luglio e agosto. Fino a dicembre non sarà possibile effettuare esami medici in convenzione, lasciando che il paziente sborsi fior di quattrini per visite che possono salvare la vita. Il dottor Costanzo: «E io come faccio a consigliare la prevenzione?»

Medicina 15 settembre 15

di Enrico Nocera
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Si chiama “budget sanitario”. Sono quei fondi che tutte le Regioni italiane stanziano ogni anno per la spesa sanitaria, vale a dire quelle convenzioni con le strutture private che consentono di effettuare esami medici in breve tempo. Basta pagare il cosiddetto ticket, e una risonanza magnetica (a titolo di esempio) può costare circa 50 euro, evitando così le lunghe liste d’attesa presenti negli ospedali pubblici. In pratica la Regione di appartenenza copre, per gran parte, le spese che il paziente deve affrontare in previsione di un esame diagnostico.

Ma cosa succede quando questo budget si esaurisce? Semplice: il paziente paga per intero il prezzo dell’esame. Ogni Regione stabilisce, infatti, un tetto di spesa. E questa soglia annuale, una volta superata, non permette di tornare indietro, a meno di nuovi stanziamenti deliberati dalla Giunta regionale. In Campania, da qualche anno, si verifica un “curioso” fenomeno che vede esaurirsi tali risorse sempre prima: nel 2013 terminarono fra ottobre e novembre; l’anno scorso a settembre; quest’anno addirittura fra luglio e agosto. In pratica, i pazienti campani passeranno circa metà anno 2015 senza regime di convenzione per gli esami diagnostici con le strutture apposite, passando alla cosiddetta “assistenza indiretta”. Un modo gentile per dire che quegli esami, dalla scintigrafia alla risonanza, li dovremo pagare cari e amari: dai 200 ai 400 euro a seduta. Non poco per chi, magari, ha una famiglia da portare avanti e deve far fronte a mille altre scadenze mensili.

bilanci-sanita

Un paradosso ancora più evidente se si pensa che le strutture convenzionate col Sistema Sanitario Nazionale, nella sola Campania, ammontano a circa 700. Settecento centri di diagnostica dove per un qualsiasi esame, fino a dicembre, si dovranno sborsare fior fior di quattrini. Le alternative sono due: mettersi in coda nelle liste d’attesa degli ospedali pubblici o emigrare fuori regione. «Nel primo caso siamo di fronte a tempi inaccettabili – ci dice Luigi Costanzo, medico di famiglia di Frattamaggiore, Comune della ben famigerata “terra dei fuochi” – per un’ecografia o un ecodoppler si può aspettare anche cinque o sei mesi. In queste condizioni come posso io, medico di famiglia, consigliare ai miei pazienti di fare prevenzione?».

Purtroppo i numeri parlano chiaro: Il 14 luglio sono terminate le riserve per Cardiologia alla Asl Napoli 1 centro; stesso destino che hanno subito Caserta (29 luglio) e la Asl Napoli 2 (4 agosto), dove l’emergenza sanitaria è più urgente che altrove (siamo fra Giugliano, Sant’Antimo, Melito e gli altri Comuni della “terra dei fuochi”). A fine luglio lo stop ha interessato anche gli esami di laboratorio (per entrambe le Asl Napoli), mentre il 16 agosto abbiamo detto arrivederci al prossimo anno agli esami di Radiologia. «La Sanità sta diventando un privilegio per pochi – prosegue il dottor Costanzo – le strutture pubbliche sono ingolfate, le liste d’attesa per esami urgenti lunghissime, l’accoglienza negli ospedali inesistente per la continua pressione cui è sottoposto il personale medico e infermieristico. E la situazione è destinata a peggiorare, anno dopo anno. Una mia assistita ha dovuto pagare 300 euro per una Pet perché doveva stare in “follow up”, vale a dire quelle visite cui ti devi sottoporre periodicamente dopo aver subito un intervento per tumore al seno». Un altro paziente del dottor Costanzo, come leggiamo sulla sua bacheca Facebook pubblica di quest’ultimo, denuncia: «Mi hanno costretto a indebitarmi: mi facevano pagare di tutto. Poi mi sono rivolto a una struttura in Molise, e ora sono più tranquillo».

ospedale

Insomma: i “Santi in Paradiso” servono anche per essere curati. Qualche conoscenza utile, in ambito sanitario, può servire a scavalcare code o liste d’attesa, magari facendo la visita a ottobre e ricevendo la ricetta a gennaio (quando, l’anno dopo, il regime di convenzione sarà di nuovo attivo). «Posticipare esami e analisi vuol dire rinunciare alle cure – dice Bruno Accarino, presidente regionale del Sindacato Nazionale Radiologi – sono in tanti, fra anziani e fasce sociali meno abbienti, ad abdicare ai bisogni di salute di fronte alle palesi difficoltà della rete assistenziale pubblica. Del resto, tra cassa integrazione del personale e migrazione sanitaria, la Regione Campania ci rimette più di quanto non farebbe integrando il budget per quella manciata di milioni che servono ad allungare fino a dicembre le prestazioni in convenzione».

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