Dopo il mastino il cane più celebrato a Napoli è sicuramente il bassotto. Almeno per quanto riguarda la moda. Il cagnolino è cucito sugli abiti di Harmont & Blaine, uno dei brand italiani più famosi all’estero. Un marchio talmente popolare nei paesi asiatici da essere ripetutamente clonato. La società, che nel 2014 aveva vinto la cosiddetta “battaglia cinese” potendosi riappropriare dell’utilizzo commerciale del proprio marchio in seguito all’usurpazione dello stesso, è stata nuovamente vittima di un caso affine in Libano.
Nel dicembre 2015 a Zgharta, città di 70mila abitanti a 90 km dalla capitale Beirut e 10 km da Tripoli, è stato scoperto un punto vendita non autorizzato recante insegna Harmont & Blaine, anche se diverso nel format rispetto alle boutique “originali” del bassotto. Ieri l’autorità giudiziaria ha sequestrato l’immobile e tutta la merce trovata al suo interno ed è stato richiesto un risarcimento danni verso il titolare che aveva addirittura pubblicizzato l’inaugurazione del negozio sui social network.
Harmont & Blaine vanta una significativa presenza in Medio Oriente, dalla distribuzione in selezionati multimarca in Libano, Kuwait e Arabia Saudita, fino a boutique monomarca in Iraq (Erbil), Emirati Arabi Uniti (Dubai), Qatar (Doha). «Harmont & Blaine – ha dichiarato il presidente Domenico Menniti – perseguirà con la massima tenacia tutti coloro che nel mondo violano i diritti di proprietà intellettuale del brand del bassotto».





