Altri guai giudiziari per monsignor Nunzio Scarano. L’altro prelato è stato rinviato a giudizio per usura ed esercizio abusivo del credito. Dopo la recente assoluzione dall’accusa di corruzione per la vicenda del rimpatrio di venti milioni di euro dalla Svizzera, l’ex addetto contabile all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Santa Sede) deve di nuovo fare i conti con la giustizia per aver prestato con tassi usurai 120mila euro.
I tassi usurai si riferiscono a un doppio prestito, di 10mila euro ciascuno, eseguito a favore di un chirurgo marito di una sua nipote. Un altro prestito sotto la lente di in gradimento dei pm è quello di 40mila euro eseguito a favore della commercialista Tiziana Cascone, che si è costituita parte civile. La donna avrebbe ricevuto i soldi per aiutare il compagno attraverso del denaro frutto di un mutuo contratto con lo Ior. Infine, l’ultimo versamento di 50mila euro è stato fatto sul conto dell’associazione “Terra mia”, di cui è rappresentante Sergio Piperata, uno dei tre indagati per il furto nell’appartamento di via Guarna e socio di Massimiliano Marcianò, l’imprenditore romano ex amico di Scarano e ora suo principale accusatore. Secondo l’accusa, il denaro era destinato a Marcianò e sarebbe stato usato per finanziarne l’attività di organizzatore di eventi.





