Dopo l’arresto di Michele Zagaria, gli inquirenti hanno aperto un altro caso: quella della sparizione della penna usb del super boss. Sarebbe stato un poliziotto in servizio a Napoli a sequestrarla, nel corso del blitz che il 7 dicembre 2011 portò alla cattura della primula rossa dei Casalesi. Ma i magistrati non hanno mai avuto quella chiavetta che conterrebbe importanti informazioni per le indagini.
Ad aver riconosciuto l’agente di polizia è Rosaria Massa, detta la “bionda”, la donna che più di tutte conosce i segreti di Michele Zagaria. Per cinque anni il capo dei capi ha vissuto nel bunker scavato sotto i suoi piedi, nella villa di via Mascagni a Casapesenna. Sono stati i carabinieri del Ros e di Caserta e i pm della procura Antimafia a mostrare alla Massa la foto dell’agente. Ora il suo nome è inserito negli atti depositati ieri al Riesame (Ottava sezione). Una sciarada i cui protagonisti sono gli stessi di un film hollywoodiano dal titolo “Lo sbirro, il boss e la bionda”.
«Ricordo che due pen drive erano comuni, la terza era a forma di cuore con dei brillantini tipo Swarovski – spiega la donna in un interrogatorio – era legata a un ciondolo. Ricordo che la mattina delle operazioni del 7 dicembre era posizionata sulla mensola della cucina, appesa a un vaso. Ho visto che questa pennetta venne sequestrata, nel senso che venne materialmente presa da uno dei poliziotti che stavano conducendo le operazioni di cattura ed era uno degli stretti collaboratori del dottor Pisani. Non saprei che fine ha fatto».
La sparizione della pen drive era venuta a galla nell’intercettazione tra i fratelli imprenditori Raffaele e Augusto Pezzella, compresa nella maxi inchiesta “Medea” che ha spedito in carcere imprenditori che si erano finti vittime del clan. Stando alla ricostruzione della Procura, la penna sarebbe poi stata pagata 50mila euro dall’imprenditore Orlando Fontana.





