«Noi siamo qui solo da due mesi e siamo pieni di carte. Per qualunque cosa, per quel che concerne il mio campo, sono a disposizione». Sono queste le parole di Claudio Castaldo, neo-assessore all’Ambiente del Comune di Caivano. L’assessore è in carica da pochi mesi, visto che la proclamazione dell’elezione di Simone Monopoli, l’attuale sindaco di Caivano, risale al 16 giugno 2015. «C’è tanto da fare – aggiunge Castaldo – qui ho addirittura saputo che vi sono case costruite con l’amianto (presumibilmente con fibrocemento) ma io lì non so che farci».
A pochi metri del Parco Verde, sotto ai piloni dell’autostrada, a due passi dalla Nola-Villa Literno, c’è ancora l’amianto. La società Campania Ambiente (ex Astir) che abbiamo incontrato sei mesi fa sul territorio e che era stata incaricata di eliminare carta, plastica e legno, sembrerebbe aver portato a termine il proprio operato. Ma in quella terra bruciata ci sono ancora copertoni, rifiuti e soprattutto lamiere di amianto solo in alcuni punti recintato. «L’amianto? Qui ce ne sta poco, la grande quantità è in prossimità della chiesa; proprio nel Parco Verde», dicono gli addetti ai lavori del Comune incontrati sotto ai piloni.
Non è tutto. Tra le due grandi aree di spaccio del Parco Verde c’è un ex-parco, abbandonato dal 1986. Lì i tossici andavano a drogarsi. Da qualche anno l’associazione “Un’infanzia da vivere” ha provveduto a mettere dei cancelli – su tre uno è stato eliminato nuovamente – e da quel momento i giovani preferiscono le siepi dell’area adiacente la strada principale per iniettarsi l’eroina nelle vene. «Oggi qui l’86% delle persone chiede legalità», dichiara Bruno Mazza, presidente della sopra citata associazione.
Quel vecchio parco, di circa 110X78 mq, tanti anni fa aveva delle giostre per bambini, delle fontane e uno spazio ricreativo. Oggi vi sono 16 aiuole abbandonate, i fili di ferro fuoriescono dai muretti, gli alberi sono pericolanti, i tombini aperti, le fontane inutilizzate, le strutture ivi presenti dismesse; una panchina è stata rubata e – a detta di Mazza – il Comune avrebbe ricevuto 1200 euro per la manutenzione degli alberi. Le tracce dell’unico tronco spaccato a metà (di cui la parte finita all’interno dello spazio di proprietà della chiesa adiacente sarebbe stata prontamente rimossa) sono ben visibili nel parco. È rimasto tutto lì, tra le siepi. Dal Comune, intanto, si promette un’attenzione al problema e operatività.





